Vai al contenuto
Offerte

LG Energy Solution: 80.000 tonnellate di litio dall’Arkansas

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Il litio estratto direttamente dalle salamoie sotterranee è la carta che gli Stati Uniti hanno deciso di giocare per ridurre la dipendenza dall’estero nella produzione di batterie. Perché il paradosso è tutto qui, una cella può nascere in uno stabilimento americano e restare comunque legata a doppio filo a una filiera che si trova a migliaia di chilometri di distanza. Se la materia prima arriva da fuori, la produzione locale conta fino a un certo punto. Washington lavora da tempo per chiudere questa falla, e l’accordo che riguarda LG Energy Solution va letto esattamente in questa direzione.

I numeri sono concreti. Circa 8.000 tonnellate di carbonato di litio per batterie ogni anno, per dieci anni, in arrivo dal South West Arkansas Project. Il totale potenziale sfiora quindi le 80.000 tonnellate, una quantità che dà respiro a chi produce celle sul suolo americano e che, soprattutto, ha un’origine geografica ben identificabile. Non è una fornitura qualsiasi, è materiale destinato al settore batterie, con i requisiti di purezza che questo comporta.

Come funziona l’estrazione diretta del litio

La parte tecnicamente più interessante riguarda il metodo. Il progetto fa capo a Smackover Lithium, joint venture tra Standard Lithium ed Equinor, e punta sulla cosiddetta estrazione diretta del litio, sigla DLE. Il principio è diverso da quello a cui l’industria è abituata. Niente enormi bacini di evaporazione, quelle distese di vasche colorate che si vedono nelle immagini dall’alto dei deserti salini sudamericani e che richiedono mesi, a volte più di un anno, prima di restituire il materiale utile.

Con la DLE il processo lavora sulle salamoie sotterranee ricche di litio, separando in modo selettivo la componente che serve e lasciando indietro il resto. Il liquido viene trattato, il litio viene isolato e poi purificato fino a ottenere carbonato di litio adatto all’uso nelle batterie. Detta così sembra semplice, in realtà è una tecnologia che l’industria sta ancora imparando a scalare su volumi industriali. Ma il vantaggio in termini di tempi e di occupazione del territorio è evidente.

Perché l’Arkansas conta per la filiera americana

La scelta della zona non è casuale. L’area geologica interessata è nota da decenni per le sue salamoie, sfruttate storicamente per altri scopi industriali, e la presenza di Equinor accanto a Standard Lithium racconta bene quanto il settore energetico tradizionale stia guardando alle materie prime della transizione. Competenze sui fluidi sotterranei, esperienza nella gestione di pozzi e impianti, capitale da investire. Tutte cose che tornano utili quando si prova a costruire da zero una filiera nazionale.

Per LG Energy Solution l’accordo significa avere una fonte di approvvigionamento su territorio statunitense, cosa che pesa parecchio anche sul piano normativo, visto che negli Stati Uniti l’origine dei materiali critici incide su incentivi e requisiti. Dieci anni di visibilità sulle forniture, in un mercato dove i prezzi del litio hanno oscillato in modo violento negli ultimi anni, valgono più di un semplice contratto commerciale.

Resta il fatto che le batterie restano il punto di equilibrio dell’intera partita industriale legata alla mobilità elettrica e allo stoccaggio energetico. Chi controlla il litio controlla una fetta consistente della catena del valore, e finora quel controllo è stato concentrato in poche mani. L’operazione in Arkansas prova a spostare almeno una parte di quell’equilibrio verso ovest, con una tecnologia che promette di essere più rapida e meno invasiva rispetto ai metodi classici.

Condividi:
53 Condivisioni