Vai al contenuto
Offerte

OpenAI in Patagonia: data center da 500 MW in Argentina

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

I data center AI stanno cambiando la geografia degli investimenti tecnologici, e ora la destinazione più chiacchierata si trova all’estremo sud del continente americano, tra le distese glaciali della Patagonia argentina. Il motivo è semplice quanto brutale nella sua logica economica: i modelli di intelligenza artificiale consumano quantità enormi di elettricità e acqua, servono strutture colossali per addestrarli e mantenerli in funzione, e i territori disposti ad accoglierle senza troppe resistenze iniziano a essere merce rara.

Negli Stati Uniti la situazione si è complicata parecchio. Molti residenti hanno perso la pazienza, e la reazione si è tradotta in consultazioni popolari e cause legali contro progetti che valgono decine di miliardi di euro. Quando il terreno si fa ostile, i capitali si spostano. E l’Argentina, con il suo clima freddo per tutta la durata dell’anno, l’energia abbondante e un quadro fiscale generoso verso le multinazionali, è finita in cima alla lista dei posti dove costruire.

Da OpenAI a Green Capital, gli annunci si accumulano

A ottobre 2025 OpenAI ha firmato una lettera d’intenti con il fornitore argentino Sur Energy per un impianto che potrebbe arrivare a 500 megawatt. Il progetto entra nel programma Stargate, che già conta sedi in Norvegia, nel Regno Unito e negli Emirati Arabi Uniti. È la prima volta che l’America Latina compare in quell’elenco, e non sembra un caso isolato.

Nella provincia di Neuquén, Pampa Energía sta lavorando a un sito da 500 megawatt alimentato dal gas di Vaca Muerta, uno dei giacimenti di scisto più grandi del pianeta. L’americana FlexDomes prepara una prima tranche da 120 megawatt per un investimento intorno a 1,3 miliardi di euro. La polacca Green Capital guarda invece al Chubut, sempre in Patagonia, con 300 megawatt iniziali e l’obiettivo dichiarato di toccare un giorno i 3.000 megawatt. Numeri che, messi in fila, danno l’idea di una corsa vera e non di qualche esperimento isolato.

Anche Amazon e Google osservano il Paese con attenzione. I due gruppi hanno già data center nel vicino Cile e in Uruguay, quindi la logistica regionale non sarebbe un ostacolo insormontabile. Il vantaggio della Patagonia resta comunque quello climatico: temperature basse durante tutto l’anno significano meno energia spesa per raffreddare i server, e nel bilancio di un impianto di questa scala la differenza pesa.

Ghiacciai, comunità mapuche e il nodo del 2027

C’è però il rovescio della medaglia, e riguarda un territorio che ospita decine di migliaia di ghiacciai. Un’espansione disordinata di data center AI in un ambiente così delicato può produrre danni difficili da correggere. A questo si aggiunge un capitolo storico tutt’altro che chiuso: le comunità mapuche hanno un lungo passato di conflitti con le compagnie energetiche argentine, e la moltiplicazione dei cantieri rischia di riaprire tensioni mai del tutto sopite.

Vale la pena ricordare un dettaglio non secondario: nessuno di questi progetti è operativo. Le reti in fibra ottica devono ancora essere posate, gli allacciamenti elettrici vanno costruiti da zero. Sulla carta i megawatt annunciati fanno impressione, nella realtà il paesaggio patagonico è ancora quello di sempre.

Il vero spartiacque saranno le elezioni presidenziali del 2027. Una parte degli investitori preferisce capire come andrà la partita politica prima di impegnare somme così rilevanti, perché la linea di Javier Milei è dichiaratamente favorevole ai grandi gruppi industriali e una eventuale discontinuità cambierebbe le condizioni del gioco. Finché quel nodo non si scioglie, molte firme resteranno sospese a metà, in attesa di garanzie che al momento nessuno può offrire.

Condividi:
45 Condivisioni