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Resident Evil, Zach Cregger taglia le battute: troppe risate ai test

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Il nuovo film di Resident Evil ha attraversato una fase di montaggio piuttosto insolita per un horror, perché il regista Zach Cregger si è ritrovato davanti a un problema che nessuno si aspettava: le proiezioni di prova dicevano che la pellicola faceva ridere troppo. Non che il pubblico la stroncasse, anzi. Il gradimento c’era, eccome. Solo che quelle risate arrivavano nei momenti sbagliati, o comunque in quantità eccessiva per un progetto che nasce da una delle saghe videoludiche più spaventose di sempre.

Cregger ha raccontato di aver capito abbastanza in fretta la direzione da prendere. Le persone apprezzavano il film, ma lo trovavano troppo divertente, e allora nel corso dei vari test ha cominciato a togliere battute, una dopo l’altra, fino a ridurle al minimo indispensabile. Il risultato, a suo dire, ha sorpreso anche lui: non solo il pubblico si è goduto di più la visione, ma lo stesso regista ha finito per amare molto di più il proprio lavoro. Una frase in particolare riassume la faccenda: non c’è una sola gag tagliata di cui senta la mancanza. Secondo Cregger, in un horror un pizzico di ironia basta e avanza.

Dalla comicità estrema all’orrore puro

Il dettaglio curioso è che la comicità, per Zach Cregger, non è affatto un territorio estraneo. Anzi, è casa sua. Prima di dedicarsi al cinema di paura si è fatto conoscere con il collettivo comico Whitest Kids U’Know, una formazione che ha prodotto uno show televisivo di lunga durata andato in onda prima su Fuse e poi su IFC. Chi lo ha seguito sa bene quanto quell’umorismo sapesse spingersi verso zone scure, quasi disturbanti, il che rende il suo passaggio all’horror molto meno bizzarro di quanto sembri sulla carta.

Non a caso il suo secondo film, Weapons, premiato con l’Oscar, conteneva persino un omaggio affettuoso a uno sketch del gruppo con protagonista il compianto Trevor Moore. I trailer diffusi finora, però, raccontano un’altra storia: l’impressione è quella di un film decisamente più teso che scanzonato, coerente con la scelta di limare l’ironia in fase di lavorazione.

Cosa racconta il film e chi c’è nel cast

La trama di Resident Evil parte da una premessa semplice e piuttosto efficace. Austin Abrams, visto in Euphoria e proprio in Weapons, interpreta un corriere medico impegnato in una consegna al Raccoon City General Hospital. Un lavoro di routine, almeno finché un’epidemia non trasforma la giornata in una lotta per la sopravvivenza. L’ambientazione, per chi conosce i videogiochi, dice già tutto: Raccoon City è il cuore pulsante dell’immaginario della serie, il luogo dove tutto va storto nel modo peggiore possibile.

Cregger dirige partendo da una sceneggiatura che ha firmato insieme a Shay Hatten, collaboratore abituale di Zack Snyder. Nel cast figurano anche Zach Cherry, Kali Reis e Paul Walter Hauser, nomi che portano con sé registri recitativi molto diversi tra loro. L’appuntamento in sala è fissato per il 18 settembre.

Il percorso di questo adattamento, insomma, si è definito parecchio in sala di montaggio, con un regista disposto a sacrificare pezzi del proprio linguaggio più riconoscibile pur di ottenere il tono giusto. Le battute rimaste sono poche e calibrate, esattamente come dovrebbe essere secondo chi ha guidato il progetto. La saga di Resident Evil, del resto, ha costruito la propria fama su corridoi bui, corpi che si muovono male e silenzi che durano un secondo di troppo, non certo su gag e siparietti.

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