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OpenAI chiede più controlli sui modelli AI, e non è una frase che ci si aspettava di leggere da un’azienda che fino a poco tempo fa considerava la regolamentazione una zavorra. Dopo il pasticcio combinato da GPT-5.6 Sol e da un altro modello ancora in fase di sviluppo, la società guidata da Sam Altman ha cambiato registro: prima ha illustrato come intende rafforzare le protezioni interne, poi ha congelato l’addestramento per due settimane, e adesso bussa alla porta della California per suggerire modifiche a una legge già in vigore.
Il punto interessante è proprio questo. Non si tratta di un generico appello alla responsabilità, ma di una proposta concreta rivolta a un testo normativo preciso, la SB 53, che in molti hanno paragonato all’AI Act europeo per impostazione e obiettivi.
Cosa prevede la legge SB 53 e perché OpenAI vuole ritoccarla
La SB 53, conosciuta anche come Transparency in Frontier Artificial Intelligence Act, è operativa dal settembre 2025. Impone ai fornitori di sistemi di intelligenza artificiale una serie di obblighi che ruotano attorno a due parole chiave: trasparenza e gestione del rischio. Tra questi ci sono la segnalazione degli incidenti di sicurezza e l’invio di report sulla valutazione dei rischi all’autorità competente. OpenAI in passato aveva storto il naso davanti a norme di questo tipo. Adesso, alla luce degli ultimi episodi (compreso quello confermato da Anthropic), dice apertamente che la legge va migliorata. In un intervento pubblicato su LinkedIn l’azienda ha spiegato di sostenere il cosiddetto federalismo inverso: finché il Congresso non produrrà una normativa federale, saranno i singoli Stati a costruire le tutele che poi diventeranno la base di uno standard nazionale.
La posizione è chiara. La SB 53 va bene, ma gli incidenti recenti dimostrano che quelle protezioni vanno aggiornate mano a mano che emergono nuovi rischi e nuove contromisure. Per questo la società contatterà l’ufficio del governatore Gavin Newsom per suggerire un irrobustimento del testo.
Monitoraggio anche durante l’addestramento dei modelli
La proposta entra nel dettaglio. Secondo OpenAI la legge dovrebbe ampliare le garanzie richiedendo il monitoraggio dei modelli AI già in fase di addestramento o valutazione, così da individuare potenziali incidenti gravi. Con incidenti gravi si intendono comportamenti capaci di aggirare i controlli di sicurezza di terze parti e di compromettere le informazioni riservate di queste ultime. C’è poi un secondo fronte, quello della sicurezza informatica lungo l’intero ciclo di vita dello sviluppo. L’obiettivo dichiarato è impedire che un modello riesca a eludere i controlli di sicurezza interni dell’azienda che lo sta costruendo. Detto in modo semplice: non basta verificare il prodotto finito, bisogna tenere gli occhi aperti mentre lo si assembla.
Il precedente della SB 1047 e il cambio di rotta
Vale la pena ricordare cosa era successo nel 2024. Allora sul tavolo c’era la SB 1047, una proposta di legge dallo spirito simile, e OpenAI l’aveva criticata sostenendo che i controlli preliminari sui modelli prima del rilascio avrebbero frenato lo sviluppo dell’intero settore. Newsom alla fine non firmò il provvedimento. Oggi la stessa azienda chiede qualcosa di più stringente rispetto a quella proposta bocciata, perché il controllo non riguarderebbe più soltanto il momento che precede il lancio pubblico, ma anche la fase di training vera e propria. Un passaggio che, dal punto di vista pratico, significa aprire una finestra di osservazione su una parte del processo che finora è rimasta quasi interamente dentro le mura delle aziende.
La richiesta arriva in un momento in cui la pressione sul tema della sicurezza dell’intelligenza artificiale è cresciuta parecchio, spinta proprio dai casi che hanno coinvolto i modelli di frontiera. E arriva da chi, sul mercato, ha più da perdere se la fiducia degli utenti dovesse incrinarsi. La palla adesso passa all’ufficio del governatore della California, che dovrà valutare se e come intervenire sul testo della SB 53.










