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Oblivion Remastered su Switch 2 sorprende, ma non del tutto

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Il porting di Oblivion Remastered su Switch 2 è una di quelle cose che sulla carta non dovrebbero funzionare, e invece funzionano. O quasi. Bethesda sta infilando una serie di conversioni riuscite sulla console ibrida, nonostante la partenza in salita di Skyrim alla fine del 2025, versione poi sistemata con le patch. Fallout 4 è arrivato con diverse opzioni di prestazione ed è stato una sorpresa, Indiana Jones e l’Antico Cerchio di MachineGames ha compiuto il salto senza disastri, e ora tocca al ritorno a Cyrodiil, che impressiona pur trascinandosi dietro i soliti, vecchi problemi.

Sotto la superficie lucida di Unreal Engine 5, del resto, resta lo stesso gioco di ruolo del 2006. Qualche sistema è stato ritoccato, qualche aggiunta c’è, ma la struttura è quella: significa che la simpatica goffaggine del motore Gamebryo è rimasta lì dov’era, e con lei anche i problemi di prestazione che il gioco si porta dietro da sempre. Aggiungendo le stranezze tipiche di UE5, che pochissimi studi sono riusciti a domare davvero, il quadro tecnico si sporca.

Cyrodiil in versione portatile regge meglio del previsto

Il primo trailer dedicato alla conversione non aveva convinto nessuno, con immagini frastagliate e dettagli visibilmente tagliati. Il risultato finale, però, se la cava. Certo, si parla di una versione meno nitida e meno ricca rispetto a quella per PS5, Xbox Series X/S e PC, ma le caratteristiche visive fondamentali ci sono tutte, comprese le funzioni più moderne di UE5 come l’illuminazione Lumen e la geometria virtualizzata di Nanite.

Il merito grosso va all’hardware della console, e in particolare all’upscaler DLSS, che ancora una volta fa il lavoro sporco. Il confronto con Steam Deck e con gli altri PC portatili è impietoso a favore della macchina Nintendo: immagine più pulita, impostazioni più alte per tenere i 30 FPS, e panorami assolati che risaltano in un modo che sinceramente non ci si aspettava da un sistema così compatto.

Due dettagli meritano attenzione. Il primo è la distanza netta tra modalità portatile e modalità dock. Giocando in mobilità arrivano tagli aggiuntivi, soprattutto sulle distanze di visualizzazione, e l’immagine risulta più granulosa a 900p contro i 1080p della modalità TV. Gli alberi perdono parecchio dettaglio, l’illuminazione e l’erba subiscono altri sacrifici, e tutto questo serve a mantenere il frame rate ancorato ai 30 FPS. Le differenze si notano soprattutto girovagando nelle aree aperte intorno a città e villaggi, mentre gli interni se la passano decisamente meglio.

Il secondo riguarda una scelta curiosa: la versione Switch 2 conserva un interruttore per le Screen Space Reflections, unica impostazione video disponibile oltre a luminosità e campo visivo. Queste riflessioni migliorano l’acqua ma generano artefatti strani sugli oggetti in movimento, armi impugnate comprese. Non è un difetto esclusivo di questo gioco, ma va segnalato. Visto che l’impatto sulle prestazioni sembra nullo, tanto vale tenerle attive.

Lo stuttering, ospite fisso di Oblivion Remastered

Sul fronte prestazioni la faccenda si complica. Non siamo davanti a un disastro, anzi: per un gioco di ruolo d’azione dal ritmo compassato la giocabilità è più che accettabile e il bersaglio dei 30 FPS viene centrato quasi sempre. Anche la modalità mouse e i controlli giroscopici risultano utili. Il problema sono i singhiozzi improvvisi, che in certi frangenti diventano difficili da ignorare.

È un difetto ereditato, non colpa della conversione. Bethesda ha anzi lasciato intendere che alcune migliorie interne nate per Switch 2 potrebbero arrivare anche altrove. Gli scatti durante l’esplorazione delle aree aperte sono peggiori che nell’Oblivion originale, probabilmente perché i lati peggiori di Gamebryo e di UE5 si sono sommati. Nelle città affollate basta ruotare la telecamera troppo in fretta per notare le incertezze, e i tempi di frame sembrano irregolari, anche se lo schermo della console li maschera meglio di un televisore.

Chi non ha mai amato gli Elder Scrolls dopo Morrowind difficilmente cambierà idea qui. I veterani che hanno chiuso i Cancelli dell’Oblio decine di volte, invece, hanno finalmente un’edizione portatile che parte e funziona, con in più una vera edizione fisica, arrivata dopo le critiche alle scatole contenenti solo un codice.

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