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Nvidia sfida il monopolio: 5.000 miliardi e nuovi rivali in arrivo

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Nvidia è diventata la vera stella dell’intelligenza artificiale, e il nome, curiosamente, viene dal latino: invidia, quella che si suscita quando si ruba il fuoco agli dei. Proprio l’ostilità di chi oggi è costretto a guardarla dal basso, pur essendo tra i titani del digitale, rappresenta il rischio più concreto per l’azienda che ha reso possibili le meraviglie dell’IA disegnando chip potenti e senza rivali. E che, per la stessa ragione, si ritrova con un monopolio capace di rallentare lo sviluppo futuro di tutta la partita. La storia parte da lontano, da un’idea di Jensen Huang nel 1993. Per quasi trent’anni Nvidia è rimasta ai margini di un mondo dominato da cinque colossi, Google, Amazon, Meta, Microsoft e Apple, più Intel che la storia dei microprocessori l’aveva scritta. Tutto cambia il 30 novembre 2022, quando OpenAI mette a disposizione del pubblico il primo modello linguistico largo davvero accessibile, quel ChatGpt 3.5 che tutti ricordano. Da allora la capitalizzazione di Nvidia si è moltiplicata per 11 volte.

Numeri che non hanno precedenti

Oggi vale circa 5.000 miliardi di euro sui mercati finanziari ed è la società più grande del pianeta. In quattro anni ha guadagnato più valore di quanto siano riuscite a fare Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Apple messe insieme, magari aggiungendoci pure Tesla. Per rendere l’idea: una cifra superiore alla capitalizzazione dell’intero mercato finanziario europeo, Euronext, solo un anno fa.

La differenza rispetto agli altri protagonisti della corsa sta nei conti. Anthropic e OpenAI, le uniche grandi realtà interamente dedicate a progettare LLM, continuano a perdere soldi. Nvidia invece nel 2025 ha messo a segno un margine operativo intorno ai 120 miliardi di euro su circa 195 miliardi di fatturato, con una marginalità sulle vendite del 60%. Il merito è tutto delle GPU, le unità di elaborazione grafica: chip capaci di spezzettare problemi computazionali complessi in tanti pezzi piccoli e risolverli a una velocità che nessun altro processore riesce a tenere. La domanda vera, però, è un’altra: quanto di questo enorme valore può finire in altre tasche. Perché un monopolio, prima o poi, diventa un collo di bottiglia. E lo diventa proprio nel momento in cui l’intelligenza artificiale comincerà davvero a trasformare i processi produttivi.

Le tre direzioni da cui arriva la sfida

La prima minaccia viene dai colossi di Internet, quelli che dominavano la scena prima dell’ascesa di Nvidia e che ora si costruiscono i chip in casa per rendere sostenibili investimenti mostruosi. Alphabet è avanti a tutti con i Tensor Processing Unit, che ormai coprono quasi l’85% dei chip installati nei data center con cui alimenta Gemini. Microsoft sta testando AMD come fornitore alternativo. E la britannica ARM, molto più piccola, propone chip su misura, costruiti per un uso e un cliente specifici, che possono costare almeno due terzi in meno del prodotto di punta di Nvidia.

La seconda direzione è la Cina. Paradosso non da poco: le probabilità sono aumentate grazie a Donald Trump, che ha vietato a Nvidia di vendere ai cinesi i prodotti più avanzati. Risultato, governo e produttori locali si sono messi a progettare alternative. SMIC, la principale fonderia cinese, raddoppierà nei prossimi dodici mesi la capacità produttiva di chip a 7 nanometri, mentre DeepSeek sta facendo scuola nelle tecniche per spremere il massimo da componenti meno avanzati.

La terza insidia arriva da dentro casa, dalle due aziende con cui Nvidia è integrata: l’olandese ASML e la taiwanese TSMC. Ciascuna è di gran lunga la migliore nel proprio campo, Nvidia nel disegnare i chip, ASML nelle macchine litografiche, TSMC nella produzione, e tutte e tre dipendono l’una dall’altra. ASML è la prima azienda europea per capitalizzazione, TSMC la più grande dell’Asia, davanti a qualunque rivale cinese. Eppure è Nvidia a intascare l’80% del denaro complessivo che questo trio genera. ASML potrebbe un giorno tentare l’integrazione verso il basso, soprattutto se le tensioni tra Stati Uniti ed Europa dovessero peggiorare. TSMC verso l’alto, ed è del resto la ragione principale per cui la Cina potrebbe decidere di prendersi con la forza Taiwan.

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