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Secondo intercalare verso l’addio: la Terra gira più veloce

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La possibilità di mandare in pensione il leap second, cioè il secondo intercalare, si sta facendo concreta e potrebbe arrivare già il mese prossimo, spinta da un dettaglio che sembra banale ma non lo è affatto: la Terra sta girando un po’ più in fretta del previsto. Da questa accelerazione nasce anche l’ipotesi, per ora inedita nella storia della misurazione del tempo, di introdurre prima o poi una vera e propria ora intercalare.

Il punto di partenza è una constatazione che agli orologiai atomici toglie il sonno da parecchio tempo. La rotazione terrestre non dura esattamente 24 ore. Ci va vicino, vicinissimo, ma non ci azzecca mai al millesimo, e quel piccolo scarto, accumulandosi, finisce per creare un problema tutt’altro che teorico.

Perché quel piccolo scarto conta davvero

Il tempo atomico viene misurato con una precisione che il pianeta, semplicemente, non è in grado di reggere. Gli orologi atomici scandiscono i secondi in modo regolarissimo, mentre la Terra fa storie sue, rallentando o accelerando in base a una serie di fattori che non seguono nessun calendario ordinato. Il risultato è che l’orario definito dalle macchine e l’orario definito dalla posizione del Sole nel cielo tendono lentamente a divergere.

Per rimettere le cose in pari è nato appunto il secondo intercalare, un secondo aggiuntivo infilato ogni tanto nel conteggio ufficiale per riallineare il tempo degli orologi con quello del pianeta. Sulla carta è una soluzione elegante. Nella pratica, meno. Aggiungere un secondo fuori programma significa costringere reti informatiche, sistemi finanziari, satelliti e infrastrutture di ogni tipo a gestire un istante che non dovrebbe esistere, e non tutti i software la prendono bene.

Ecco perché l’idea di eliminarlo circola da anni tra chi si occupa di misurazione del tempo. Il paradosso è che a rendere più urgente la decisione non è un rallentamento della Terra, come è accaduto storicamente, ma il movimento opposto.

La Terra accelera e cambia tutto

Se il pianeta gira più velocemente, la logica del secondo intercalare si ribalta. Invece di aggiungere secondi, prima o poi bisognerebbe toglierne, cosa mai fatta finora e che aprirebbe scenari tecnici piuttosto scomodi per tutti quei sistemi che danno per scontato un flusso di tempo senza buchi. Un secondo in più è già complicato da digerire. Un secondo in meno rischia di esserlo ancora di più.

Da qui la spinta ad abbandonare il meccanismo e a lasciare che lo scarto tra tempo atomico e rotazione terrestre si accumuli liberamente, senza correzioni frequenti. Una scelta che sposta il problema in avanti nel tempo, ma non lo cancella. Perché quel disallineamento, lasciato crescere per decenni, arriverebbe a diventare abbastanza grande da richiedere un intervento molto più corposo.

Il debutto dell’ora intercalare

Ed è a quel punto che entrerebbe in scena la leap hour, l’ora intercalare. Un’unica correzione da sessanta minuti, applicata quando il divario sarà diventato significativo, al posto di tanti piccoli aggiustamenti sparsi. Sarebbe la prima volta in assoluto, un evento senza precedenti nella gestione ufficiale dell’orario mondiale.

L’idea ha una sua coerenza. Concentrare tutto in un solo passaggio, con largo preavviso, permetterebbe a chi progetta software e infrastrutture di prepararsi con calma invece di rincorrere correzioni annunciate con pochi mesi di anticipo. Il prezzo da pagare è che nel frattempo l’orario degli orologi e quello del Sole continueranno a scivolare uno rispetto all’altro, in silenzio, senza che nessuno se ne accorga nella vita quotidiana.

La decisione sul destino del secondo intercalare potrebbe arrivare già il mese prossimo, chiudendo una discussione che va avanti da anni e che ha come protagonista involontaria una Terra che, contro ogni previsione, ha deciso di darsi una mossa.

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