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Una scheda nata per macinare criptovalute e finita nel dimenticatoio è tornata improvvisamente a valere dieci volte tanto: la GPU Nvidia CMP 170HX è passata da circa 90 euro a quasi 900 euro sul mercato dell’usato, e il motivo ha un nome preciso, cioè l’intelligenza artificiale. Un tool ha aperto la strada a un utilizzo che nessuno, al momento del lancio, aveva messo nero su bianco. Il risultato è un rincaro che ha colto in contropiede pure chi quelle schede le aveva praticamente svendute.
Per capire la portata della cosa serve tornare al 2021. Nvidia mise in commercio CMP 170HX nel pieno della febbre per il mining di criptovalute, quando le schede grafiche erano introvabili e i prezzi di rivendita avevano perso qualsiasi rapporto con il listino ufficiale. L’idea era semplice, almeno sulla carta: creare prodotti dedicati esclusivamente ai miner, così da lasciare le GeForce ai videogiocatori. Una specie di valvola di sfogo per un mercato impazzito, dove trovare una scheda a prezzo consigliato era diventata un’impresa.
Dal mining alle nuove esigenze dell’IA
Quella strategia, come si è visto negli anni successivi, ha avuto vita breve. Con il ridimensionamento del mining le schede della serie CMP hanno perso quasi tutto il loro valore, finendo in vendita a cifre simboliche su siti di annunci e piattaforme cinesi. Hardware potente sulla carta, ma tagliato su misura per un compito solo, senza la flessibilità di una normale scheda video da gaming. Un vicolo cieco, insomma, almeno fino a quando qualcuno non ha iniziato a guardarle con occhi diversi.
Il cambio di prospettiva arriva con l’esplosione dei carichi di lavoro legati all’IA. La corsa ai modelli generativi ha creato una domanda enorme di potenza di calcolo e, di conseguenza, una caccia continua a soluzioni economiche per chi vuole sperimentare senza spendere cifre da datacenter. In questo scenario una GPU abbandonata come CMP 170HX, disponibile a poco e in quantità, diventa improvvisamente interessante. Basta un modo per sfruttarla.
Il tool che ha fatto schizzare i prezzi
Ed è qui che entra in gioco il tool che ha riaperto i giochi, permettendo di impiegare la scheda per applicazioni di intelligenza artificiale invece del solo calcolo per le criptovalute. Una volta circolata la notizia, il mercato ha reagito in tempi rapidissimi. I prezzi hanno cominciato a salire, le scorte a ridursi e chi aveva ancora qualche esemplare in magazzino ha adeguato le richieste al nuovo interesse. Da pezzo di ferro invenduto a componente ricercato, nel giro di poco.
La dinamica ricorda in modo curioso quella dei tempi del mining, con la differenza che stavolta il motore non sono i wallet ma i modelli di intelligenza artificiale. Il meccanismo però è lo stesso: appena si scopre che un hardware a basso costo può fare qualcosa di redditizio o comunque utile, la disponibilità evapora e i prezzi si allineano alla domanda. Chi arriva tardi paga.
Resta il fatto che un prodotto pensato per un settore in declino sia stato recuperato da una comunità di appassionati e sviluppatori, capaci di dare un senso nuovo a schede che Nvidia aveva progettato per un impiego molto più ristretto. Una scheda del 2021, nata per le criptovalute, che nel 2026 vale dieci volte il prezzo a cui era stata liquidata.










