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Nell’Odissea Nolan taglia Achille. La scelta divide i fan

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Christopher Nolan ha deciso di tagliare uno dei momenti più commoventi nella sua Odissea, e la cosa fa discutere parecchio. Il personaggio finito nel dimenticatoio è nientemeno che Achille, il più grande guerriero della mitologia greca, quello che nell’immaginario collettivo resta legato al volto di Brad Pitt in Troy del 2004. Nel poema originale non è il protagonista, quel ruolo spetta a Ulisse, ma la sua breve apparizione vale come poche altre. E ora, nel film, non c’è più traccia di lui.

Un poema scritto oltre 2.700 anni fa continua a far parlare grazie al lavoro di uno dei registi più seguiti del momento. Ogni progetto firmato da Nolan diventa un evento, e questo ha riacceso l’interesse per l’epica greca come non capitava da tempo. La storia, per chi avesse bisogno di un ripasso veloce, racconta il lungo viaggio di ritorno a casa di Ulisse, tra minacce, mostri e divinità capricciose. Uno dei momenti chiave arriva quando il protagonista scende negli inferi per capire come tornare a Itaca.

Cosa cambia rispetto al poema di Omero

Nel testo di Omero, durante la discesa nell’Ade, Ulisse incontra diverse anime. Parla con Elpenore, uno dei suoi uomini appena morto, con la madre Anticlea, con le donne e le figlie di vari guerrieri, con Agamennone e appunto con Achille. Un incrocio di volti che dà spessore a tutta la scena. Nella versione di Nolan invece Ulisse dialoga soltanto con Tiresia, Agamennone e Sinone, quest’ultimo interpretato da Elliot Page.

La scelta ha una sua logica. Achille muore prima che il famoso stratagemma del cavallo funzioni, quindi non poteva comparire nei flashback sull’assedio di Troia. Però il regista avrebbe potuto recuperarlo proprio negli inferi, come fa Omero. Nel poema il dialogo tra i due è memorabile. Ulisse gli dice, riprendendo la traduzione di Emily Wilson, che i greci lo rispettano come un dio e che non dovrebbe provare amarezza per la propria morte. Achille risponde con parole che ribaltano tutto, dicendo che avrebbe preferito fare il bracciante alle dipendenze di un uomo povero piuttosto che regnare da re su tutti i morti.

Ed è qui che sta la forza della scena tagliata. Nell’Iliade Achille cercava onore, gloria e vendetta, scegliendo consapevolmente una vita breve pur di conquistare la fama eterna. Nel momento in cui lo ritroviamo nell’Ade, invece, appare pentito. Il più grande guerriero di sempre rinnega proprio quel titolo che aveva desiderato con tanta ostinazione. Un ribaltamento che colpisce nel profondo.

Un incontro mancato tra due uomini pieni di colpa

Nella lettura che Nolan fa del mito, anche Ulisse è un uomo tormentato dai rimorsi. La sua idea del cavallo ha portato a un massacro enorme, e quel peso lo accompagna per tutto il racconto. In fondo vive qualcosa di simile ad Achille, seppur per ragioni diverse. Vedere i due personaggi riconoscersi sullo schermo, comprendersi a vicenda, sarebbe stato un momento potente. Un’occasione che il film ha lasciato andare.

Proprio Sinone, il personaggio di Elliot Page, muore all’interno dello stratagemma ideato da Ulisse per convincere i troiani a portare il cavallo dentro le mura. Prima dell’uscita del film era circolata la voce che Page interpretasse proprio Achille. Ma così non è stato.

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