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Navier-Stokes risolto da OpenAI, ma è lite sui meriti

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La soluzione al problema di Navier-Stokes annunciata da OpenAI avrebbe dovuto essere una di quelle notizie che si festeggiano senza troppi distinguo, e invece si è trasformata in una lite piuttosto ruvida su chi abbia fatto cosa e su quali basi. L’azienda ha comunicato l’8 settembre 2026 di aver risolto uno dei rompicapi matematici più resistenti di sempre, ma nel giro di poche ore sono arrivate accuse pesanti: avrebbe lavorato sulla scia di ricerche non ancora pubblicate da altri gruppi e avrebbe provato a orientare l’attribuzione dei meriti in fase di pubblicazione.

Vale la pena ricordare di cosa si sta parlando. I Millennium Prize Problems sono sette quesiti formulati dal Clay Mathematics Institute nel 2000, ognuno con una ricompensa da un milione di dollari, circa 900mila euro, per chi arriva alla soluzione. Sono domande che hanno tenuto in scacco i matematici per decenni, in certi casi per secoli. Da quando il premio è stato istituito, soltanto uno degli altri problemi della lista era stato risolto.

Cosa chiede davvero il problema di Navier-Stokes

Il nodo riguarda la fluidodinamica, cioè l’insieme di regole con cui si analizza il comportamento di liquidi e gas. Detta nel modo più terra terra possibile, la domanda posta ai matematici era se esistano casi limite in cui le equazioni originali di Navier-Stokes producono risultati che nella realtà non potrebbero mai verificarsi. Una faccenda astratta solo in apparenza, visto che quelle equazioni descrivono il movimento dell’aria e dell’acqua.

Arrivare a chiudere un secondo problema della lista, per giunta usando intelligenza artificiale e modelli linguistici di grandi dimensioni, è un risultato di peso notevole. Ed è proprio qui che nasce l’attrito: nello sviluppo delle soluzioni sono stati impiegati strumenti costruiti da aziende concorrenti, e la comunità matematica si sta interrogando su chi possa legittimamente rivendicare la paternità del lavoro e in che forma.

Le accuse di Buckmaster e la replica di OpenAI

Tristan Buckmaster, matematico alla New York University, e Levent Alpöge, ricercatore impiegato da Anthropic ma coinvolto a titolo personale, stavano lavorando a una propria soluzione. Nel farlo si erano appoggiati a più modelli: Claude di Anthropic, lo strumento Codex di OpenAI e il modello di frontiera Astra. Secondo una dichiarazione di Buckmaster, OpenAI avrebbe accelerato sul fronte Navier-Stokes dopo aver saputo che un gruppo comprendente la rivale Anthropic era vicino al traguardo. Il dubbio sollevato è netto: l’azienda avrebbe sfruttato il materiale caricato dai due ricercatori su Codex per arrivare al proprio risultato.

“Ho chiesto se il modello fosse stato addestrato sulle nostre sessioni in Codex, dove avevamo messo tutte le bozze per l’intero progetto, o se vi avesse avuto accesso. Mi è stato risposto che il modello non consulta i dati degli utenti. Ho chiesto di nuovo, riguardo all’addestramento, e non ho ottenuto risposta”, si legge nella dichiarazione.

Buckmaster ha poi raccontato di aver parlato con Sebastien Bubeck, matematico e ricercatore di OpenAI, e con un’altra persona non identificata. Sul tavolo, due opzioni per la questione dei crediti. La prima: pubblicare uno sviluppo parziale, con OpenAI pronta a diffondere la propria soluzione il giorno seguente. La seconda: firmare un articolo da solo, dando atto dell’uso di un modello OpenAI nella soluzione, ma senza il nome di Alpöge. Buckmaster ha detto di aver rifiutato entrambe.

Sia Bubeck sia l’amministratore delegato di OpenAI Sam Altman hanno pubblicato sui social la loro versione dei fatti. Bubeck in particolare ha smentito di aver chiesto la rimozione del nome di Alpöge da un articolo. Nell’annuncio, OpenAI ha anche precisato che non intende reclamare il premio da un milione di dollari previsto per la soluzione.

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