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Cambia il piano per la tuta lunare della NASA, e cambia in direzione della semplicità. L’agenzia americana ha deciso di puntare su una versione alleggerita della tuta destinata alle prime missioni sulla superficie del Moon, una scelta comunicata durante una riunione interna e pensata per accelerare il ritorno di equipaggi umani al polo sud lunare già nel 2028. La decisione arriva dal responsabile del programma Artemis, Jeremy Parsons, e coinvolge direttamente Axiom Space, oggi l’unico fornitore su cui la NASA può contare per le passeggiate lunari.
La variante si chiama Sortie Suit e servirà per gli sbarchi iniziali, quelli affidati ai lander sviluppati da SpaceX e Blue Origin. Gli obiettivi sono tre e piuttosto chiari: abbassare la massa complessiva, ridurre la complessità costruttiva e semplificare le interfacce tra tuta e lander. Meno strati, meno sistemi, meno punti di attrito ingegneristico.
Artemis sotto pressione, e la corsa contro il calendario
Da quando è arrivato alla NASA, nel dicembre 2025, l’amministratore Jared Isaacman ha passato al setaccio un programma che accumulava ritardi da anni. Lo scenario che si era delineato non era rassicurante: senza interventi, il ritorno sulla Luna sarebbe slittato almeno al 2030, con la concreta possibilità che la Cina arrivasse prima. Da qui una serie di scelte nette, tutte approvate dal Congresso, che hanno ridisegnato l’impianto del programma.
Tra queste, la razionalizzazione della produzione del razzo Space Launch System, la cancellazione del Lunar Gateway per alleggerire il carico sui lander e un lavoro molto ravvicinato con SpaceX e Blue Origin per capire di cosa abbiano bisogno e come l’agenzia possa rendersi utile. Sul fronte delle tute, invece, si è parlato molto meno in pubblico, nonostante il contratto con Axiom Space sia strutturato come una fornitura di servizio.
Eppure senza tute moderne non esiste missione degna di questo nome. Per fare qualcosa di significativo sulla superficie lunare non bastano una capsula, un razzo e un lander: servono equipaggiamenti che permettano agli astronauti di camminare, scattare fotografie, raccogliere campioni e portare avanti attività scientifiche vere.
Perché la tuta era diventata troppo pesante
Circa quattro anni fa la NASA aveva affidato lo sviluppo a due aziende, Axiom Space e Collins Aerospace. Nel 2024 Collins si è sfilata, in ritardo sul calendario e con conti che evidentemente non tornavano, lasciando Axiom sola in gara. L’azienda ha continuato a lavorare, ma dall’interno del settore sono arrivate più volte perplessità sul ritmo dei progressi.
Qualche risposta è emersa durante una riunione dell’Aerospace Safety Advisory Panel. Uno dei membri, l’ex astronauta Charlie Precourt, ha spiegato che i vertici della NASA incontrano Axiom sei giorni su sette, spesso di persona, per affrontare i nodi di programma e prestazioni. Precourt ha aggiunto che i requisiti stanno venendo rivisti per rispecchiare le esigenze delle missioni più immediate, inclusa una riduzione dei tempi richiesti per la certificazione della tuta. Non ha usato il nome Sortie Suit, ma il riferimento a una versione ridimensionata della AxEMU di Axiom appare evidente. Nel settore circolano da tempo voci secondo cui il progetto attuale sfori in modo sensibile il budget di massa previsto.
Requisiti troppo ambiziosi, poi ridimensionati
Una buona parte del problema nasce dalle specifiche iniziali, che l’ispettore generale dell’agenzia in un rapporto del 2024 ha definito eccessivamente onerose. Alla tuta veniva chiesto di sostenere sei attività extraveicolari nell’arco di una missione di 6,5 giorni, di restare utilizzabile per ulteriori uscite anche dopo un periodo di 210 giorni in condizioni di inattività, e di montare un sistema termico capace non solo di smaltire il calore prodotto da un astronauta sotto sforzo, ma anche di funzionare regolarmente per almeno due ore in una regione permanentemente in ombra, quindi freddissima.
Il risultato è stato un progetto complicato, con molti strati protettivi che hanno fatto salire il peso, una struttura più rigida che penalizza la mobilità e costi in crescita. Con il Sortie Suit la NASA punta invece a una tuta sufficiente per le prime missioni Artemis, destinata a diventare più capace nel tempo, man mano che l’esperienza operativa sul terreno lunare permetterà di introdurre miglioramenti mirati.










