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I mitocondri iniettati direttamente nell’occhio come possibile strada per recuperare parte della vista sono al centro di un esperimento che ha pochi precedenti, anzi, nell’occhio umano non ne ha proprio. L’idea di base è tanto semplice da spiegare quanto complicata da realizzare: se le cellule della retina e del nervo ottico stanno morendo perché non hanno più energia sufficiente, allora si prova a rifornirle di nuove centrali energetiche, prese altrove nello stesso corpo del paziente.
Il caso riguarda una donna rimasta quasi completamente cieca dopo un’emorragia cerebrale che aveva danneggiato sia il nervo ottico sia la retina. Una condizione che in oftalmologia rappresenta uno degli scenari più duri da affrontare, perché il problema non è solo ciò che è già andato perduto, ma la difficoltà di tenere in vita i neuroni sopravvissuti, quelli che ancora resistono ai margini del danno. Salvare quelle cellule significa conservare una minima possibilità di funzione visiva. Perderle significa chiudere definitivamente la partita.
Mitocondri prelevati dalla gamba e portati dentro l’occhio
Il gruppo di ricercatori ha prelevato mitocondri dai muscoli della gamba della paziente e li ha iniettati nel liquido vitreo, la sostanza gelatinosa che riempie il bulbo oculare. Nessun donatore esterno, nessuna manipolazione genetica complessa, soltanto strutture cellulari provenienti da un tessuto sano della stessa persona, spostate là dove ce n’era bisogno. I risultati sono stati pubblicati in un preprint, quindi in una versione preliminare non ancora sottoposta a revisione tra pari, e costituiscono il primo tentativo di questo tipo mai effettuato su un occhio umano.
Vale la pena ricordare cosa sono, nel concreto, questi protagonisti così piccoli. I mitocondri sono strutture minuscole presenti all’interno delle cellule e svolgono un compito preciso, trasformare i nutrienti nell’energia che serve alla cellula per funzionare. Senza quel motore acceso, una cellula nervosa smette di lavorare e, prima o poi, muore. Le cellule della retina e quelle del nervo ottico hanno un fabbisogno energetico particolarmente alto, perché trasmettere segnali visivi costa parecchio in termini metabolici.
L’ipotesi dietro il trapianto di energia cellulare
La scommessa scientifica sta tutta qui: mitocondri sani, una volta introdotti nell’ambiente giusto, potrebbero essere assorbiti dalle cellule danneggiate e aiutarle a sopravvivere oppure a recuperare almeno una parte della loro attività. Un trapianto di energia, più che di tessuto. Il concetto circola già in altri ambiti della ricerca biomedica, ma applicarlo all’occhio significa entrare in un territorio dove finora nessuno aveva messo piede, almeno non con un paziente in carne e ossa.
Va detto con chiarezza che un preprint non equivale a una conferma. Il passaggio attraverso la revisione tra pari serve proprio a mettere alla prova metodi, misurazioni e interpretazioni, e finché quel passaggio non avviene i dati vanno maneggiati con prudenza. Un singolo caso, per quanto suggestivo, non basta a stabilire se la tecnica funzioni davvero e su quali tipi di danno possa avere senso applicarla.
Resta il fatto che si tratta del primo test del genere condotto nell’occhio umano, con mitocondri autologhi prelevati dal muscolo e iniettati nel vitreo di una paziente resa quasi cieca da un’emorragia cerebrale.










