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Domenica gli occhi saranno tutti puntati sul Kennedy Space Center, in Florida, dove il Nancy Grace Roman Space Telescope si prepara a lasciare la Terra. È la missione di punta della NASA di questa stagione, un osservatorio spaziale dalle dimensioni tali da reggere il confronto con un Tyrannosaurus rex, costruito per fotografare esopianeti e provare a mettere ordine in alcuni dei grandi interrogativi rimasti aperti sul cosmo. Il momento del decollo, insomma, arriva dopo anni di attesa.
Nancy Grace Roman: il telescopio spaziale grande quanto un T. rex
Il paragone con il dinosauro non è un vezzo da ufficio stampa, serve a rendere l’idea. Parlare di metri e chilogrammi, in questi casi, lascia il tempo che trova, mentre l’immagine di un predatore del Cretaceo appoggiato accanto allo strumento rende chiaro di cosa si stia parlando. Il telescopio spaziale intitolato a Nancy Grace Roman non è un piccolo satellite scientifico da mandare in orbita quasi in sordina, ma un osservatorio pesante, ingombrante, pensato per lavorare a lungo e per restituire immagini che nessuno strumento a terra può ottenere.
Dietro la scelta del nome c’è una storia che nel mondo dell’astronomia conoscono più o meno tutti. Il progetto porta la firma ideale di una figura storica della ricerca spaziale americana, e il fatto che la NASA abbia deciso di dedicarle una missione di questo livello dice parecchio sul peso che l’agenzia attribuisce all’osservatorio. Non un esperimento di nicchia, quindi, ma un tassello centrale nei programmi scientifici dei prossimi anni.
Esopianeti da fotografare e misteri cosmici da sciogliere
L’obiettivo dichiarato è ambizioso. Riuscire a fotografare esopianeti, cioè mondi che orbitano attorno a stelle diverse dal Sole, resta una delle imprese più complicate dell’astronomia moderna, perché la luce della stella tende a cancellare tutto ciò che le sta intorno. Avere uno strumento progettato apposta per questo tipo di osservazioni cambia le carte in tavola, e apre la porta a una quantità di dati che finora si è potuta soltanto immaginare.
Accanto alla caccia ai pianeti lontani, il programma scientifico punta a chiarire alcuni misteri cosmici che gli astronomi si portano dietro da tempo. Sono domande di quelle grosse, che riguardano il funzionamento dell’universo nel suo complesso più che il singolo oggetto celeste, e che richiedono osservazioni ampie, ripetute, capaci di coprire porzioni consistenti di cielo. Un lavoro paziente, poco spettacolare da raccontare giorno per giorno, ma che nel giro di qualche anno potrebbe riscrivere parecchi capitoli dei manuali.
Il weekend del lancio dal Kennedy Space Center
Per ora, però, tutta l’attenzione si concentra sulla rampa. Il lancio è previsto domenica dal Kennedy Space Center, lo stesso luogo da cui sono partite alcune delle missioni più celebri della storia spaziale, e il fine settimana si annuncia denso di verifiche, controlli e attese. Chi segue da vicino questo tipo di eventi sa bene che le ore precedenti al decollo sono le più nervose, perché ogni parametro va confermato e le finestre disponibili non sono infinite.
Una volta partito, l’osservatorio dovrà affrontare la fase di messa in servizio, quella in cui gli strumenti vengono accesi e calibrati prima di iniziare a lavorare sul serio. Solo allora si capirà davvero cosa il Nancy Grace Roman Space Telescope sarà in grado di mostrare, e quanto delle promesse fatte in fase di progettazione troverà conferma nei fatti. L’appuntamento, intanto, è per domenica in Florida.










