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TSMC, processo A16 a 1,6 nm pronto: ecco chi lo userà per primo

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TSMC avrebbe chiuso lo sviluppo e la validazione del suo processo produttivo a 1,6 nanometri, l’ormai celebre A16, mentre Samsung sta mandando a regime il suo 2 nanometri e Intel spinge sull’1,8. Detto in modo più diretto, il fondatore taiwanese sembra aver messo un altro passo di distanza tra sé e la concorrenza, anche se le prime chip uscite da queste linee finiranno nei server, non negli smartphone. Vale la pena ricordare una cosa, prima di lasciarsi impressionare dai numeri: la corsa ai nanometri è tanto fisica quanto marketing, visto che ogni produttore battezza le proprie generazioni come preferisce. Resta il fatto che quel calendario detta i tempi di praticamente tutta l’elettronica che finirà sugli scaffali nei prossimi tre anni. Samsung ha avviato la produzione di massa dei 2 nanometri a fine 2025, Intel ha risposto poco dopo con l’1,8.

Cosa ha bloccato TSMC e con quali tempi

La produzione in volumi è attesa per il quarto trimestre del 2026, un calendario coerente con quanto l’azienda aveva già comunicato: i documenti presentati all’assemblea di giugno collocavano l’A16 nella seconda metà dell’anno. La novità vera è la chiusura della fase di qualifica, cioè il via libera industriale.

Sul piano tecnico l’A16 è un’evoluzione della piattaforma a 2 nanometri interna, con l’aggiunta del Super Power Rail. Si tratta di un’architettura che sposta la rete di alimentazione elettrica sotto il chip, invece di farla convivere con le piste di segnale sulla faccia superiore. Il paragone più immediato è quello del riscaldamento a pavimento: se i tubi passano sotto il parquet, tutta la superficie sopra resta libera per il resto. Rispetto alla versione migliorata dei 2 nanometri, TSMC dichiara dall’8 al 10% di velocità in più oppure dal 15 al 20% di consumi in meno, con una densità che cresce anch’essa dell’8/10%. Numeri che arrivano dal produttore, senza misurazioni indipendenti al momento.

Perché il prossimo smartphone non li vedrà

Già alla presentazione dell’A16, nell’aprile del 2024, TSMC aveva avvisato che i primi clienti sarebbero stati i progettisti di chip per l’intelligenza artificiale, non i produttori di telefoni. Il processo è stato pensato per il calcolo ad alte prestazioni, quei circuiti enormi in cui portare corrente nel punto giusto diventa il grattacapo principale. I processori che arriveranno in autunno da Apple, Qualcomm o MediaTek resteranno a 2 nanometri. Tradotto in termini pratici, l’A16 finirà prima di tutto nei data center che fanno girare i modelli di IA, e servirà attendere un’altra generazione per ritrovarne traccia in un telefono o in un portatile di fascia consumer. L’11 agosto il consiglio di amministrazione ha approvato investimenti per circa 27 miliardi di euro destinati ai processi avanzati e al confezionamento dei chip, cifra che da sola racconta a quale clientela si stia guardando.

La scommessa sulle macchine di ASML

C’è poi un dettaglio che continua a pesare nel confronto tra i due grandi rivali. Per incidere l’A16, TSMC sostiene di poter fare a meno delle macchine di litografia ad altissima apertura numerica di ASML, il cui prezzo si aggira attorno ai 345 milioni di euro l’unità. Intel, al contrario, ha fatto della loro adozione uno degli argomenti centrali del proprio processo 14A.

Se la scommessa taiwanese regge, il risultato sarà curioso: il chip più fine sul mercato realizzato con l’attrezzatura della generazione precedente, mentre chi ha investito nelle macchine più costose insegue. Per chi compra un telefono o un computer, comunque, il salto tecnologico resta per ora una faccenda che si consuma dentro server che non vedrà mai, e che scenderà verso i dispositivi di largo consumo soltanto con la generazione successiva di semiconduttori.

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