In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Il Progress Rocket Space Center di Samara, cuore della produzione di razzi in Russia, è stato colpito da missili da crociera ucraini lanciati da terra. A confermarlo è stato sabato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha parlato apertamente dell’operazione sui social, indicando anche il tipo di arma impiegata. Un obiettivo tutt’altro che secondario, visto che si tratta di uno degli stabilimenti chiave dell’intera galassia Roscosmos.
“Nella regione russa di Samara è stata colpita una delle imprese principali di Roscosmos, il Progress Center, coinvolto tra le altre cose nella produzione di componenti elettronici”, ha scritto Zelensky su X, aggiungendo che sono stati usati missili Flamingo e definendo l’operazione un buon risultato.
Missili ucraini: cosa si costruisce davvero a Samara
Samara, città più grande dell’omonima oblast, si trova a circa 900 chilometri dal confine ucraino. Non esattamente dietro l’angolo, insomma. Ed è lì che viene assemblato il Soyuz-2, il vettore che da anni fa da cavallo di battaglia al programma spaziale russo, insieme al più recente Soyuz-5. Nello stesso complesso vengono costruiti anche satelliti militari, il che rende il sito un bersaglio con una doppia natura, civile e bellissima da colpire dal punto di vista strategico militare.
Il Soyuz-2 può portare circa 8 tonnellate in orbita bassa terrestre e viene impiegato per missioni di ogni tipo, dalle più ordinarie a quelle militari. Ma soprattutto è il razzo con cui la Russia manda i propri equipaggi verso la Stazione Spaziale Internazionale. Un dettaglio non da poco quando si ragiona sulle conseguenze di un attacco del genere.
Al momento non è chiaro quali edifici dell’enorme complesso siano stati danneggiati. Alcune segnalazioni open source parlano di un missile finito su una struttura che ospita una camera bianca dedicata all’avionica, forse proprio quella produzione elettronica citata da Zelensky.
I Flamingo e la portata dell’attacco
I missili usati sono gli FP-5 Flamingo, con una gittata di diverse migliaia di chilometri. La sigla FP sta per Fire Point, il gruppo della difesa ucraino che li ha sviluppati. Non è la prima volta che vengono impiegati: in passato sono stati usati contro infrastrutture energetiche, stabilimenti di produzione militare e altri obiettivi considerati strategici.
Difficile pensare che Kiev volesse colpire nello specifico il settore spaziale civile russo. Il punto è che in Russia la componente civile e quella militare dello spazio sono intrecciate a doppio filo, tanto da rendere quasi impossibile separarle. Colpire uno stabilimento che produce satelliti militari significa inevitabilmente toccare anche la linea che sforna i razzi per la Stazione Spaziale Internazionale.
Una carenza di Soyuz che c’era già prima
Qualsiasi danno duraturo alla produzione dei razzi Soyuz sarebbe un problema serio per i programmi spaziali di Mosca. Basta guardare i numeri: degli oltre 120 lanci russi effettuati dal 2020 a oggi, più dell’85% ha coinvolto la famiglia Soyuz-2. È diventato il vettore di riferimento assoluto, complice il pensionamento progressivo del Proton e la lentezza con cui i nuovi razzi Angara stanno raggiungendo una cadenza di lancio decente.
Il paradosso è che le difficoltà erano già emerse ben prima di questo attacco. I responsabili del settore spaziale russo avevano ammesso che la domanda di Soyuz superava la capacità produttiva, con uno scarto stimato tra il 30 e il 50% per il periodo compreso tra il 2027 e il 2030. Tradotto: gli ordini erano già più numerosi dei razzi che si riuscivano a costruire, e adesso un pezzo della catena produttiva è stato colpito.
Il complesso di Samara resta comunque enorme e articolato, motivo per cui valutare l’entità reale dei danni richiederà tempo. Zelensky, dal canto suo, non ha fornito dettagli tecnici oltre alla conferma dell’uso dei Flamingo e all’indicazione dell’obiettivo.









