Vai al contenuto
Offerte

Microsoft, l’AI scrive già il 30% del codice: parla Nadella

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

‘intelligenza artificiale che scrive codice al posto dei programmatori è diventata una questione concreta, di quelle che si misurano in righe di software consegnate e non in previsioni da palco. A riaccendere il dibattito è arrivata Microsoft, o meglio due voci interne all’azienda che, a distanza di poco tempo, hanno detto praticamente la stessa cosa con toni diversi. Una più istituzionale, l’altra molto più diretta.

Il punto di partenza è noto: l’intelligenza artificiale oggi sa fare quasi tutto. Scrive email, conduce ricerche, genera video e musica partendo da zero. Sul terreno artistico i risultati restano discutibili, perché eguagliare la sensibilità umana è un’altra faccenda. Ma quando si entra nel campo dei numeri, la storia cambia completamente. E la programmazione, alla fine, è un mestiere fatto di logica e numeri.

Da AlphaCode al codice generato in serie

Basta tornare indietro di qualche anno per capire quanto sia stata rapida l’accelerazione. All’epoca si parlava di AlphaCode, il sistema interno di Google capace di programmare più o meno come un tecnico alle prime armi. Un risultato notevole, allora, ma comunque limitato al livello di un principiante.

Oggi quel confronto suona quasi tenero. I modelli attuali scrivono codice più velocemente di qualsiasi essere umano, con una produttività che nessun team riuscirebbe a replicare in tempi paragonabili. Il rovescio della medaglia esiste, e riguarda soprattutto la cybersicurezza: codice generato in fretta significa anche vulnerabilità che passano inosservate, errori strutturali difficili da individuare, dipendenze gestite male. Non sono dettagli marginali, considerando che parliamo di software destinato a girare su milioni di dispositivi.

Rischi che, a giudicare dalle scelte fatte, non hanno rallentato Microsoft. L’azienda ricorre sempre più all’intelligenza artificiale per costruire il codice dei propri prodotti, e il numero lo ha messo sul tavolo direttamente l’amministratore delegato. Satya Nadella ha dichiarato che tra il 20 e il 30% del codice prodotto in Microsoft arriva già dall’AI. Una percentuale che, se confermata nel tempo, racconta un cambiamento di metodo più che una sperimentazione.

La frase di David Fowler e il dubbio che resta

Poi è arrivata la dichiarazione che ha fatto rumore. David Fowler, veterano dell’azienda con diciotto anni di lavoro alle spalle, ha pubblicato un messaggio secco il 3 settembre 2026: “Typing code is absolutely over”, ovvero scrivere codice a mano è definitivamente finito. Nessun giro di parole, nessuna precisazione diplomatica. Detto da chi ha passato quasi due decenni dentro Microsoft, il peso della frase cambia parecchio.

Il che non significa, però, che il mestiere di sviluppatore sia destinato a sparire. L’intelligenza artificiale continua a sbagliare, e non sempre in modo elegante. Gli errori grossolani ci sono, capitano, e vengono fuori proprio nei passaggi dove servirebbe più attenzione. Ogni output generato dalla macchina ha bisogno di essere letto, controllato e validato da persone reali, con competenze reali.

Il ruolo, semmai, si sposta. Meno tempo passato a digitare istruzioni, molto più tempo speso a verificare, correggere, capire se quello che la macchina ha prodotto regge davvero sotto stress. Un lavoro di revisione e di architettura, dove l’esperienza conta più della velocità di battitura.

Condividi:
82 Condivisioni