Vai al contenuto
Offerte

Meta, pubblicità con materiale pedopornografico creato dall’IA

Meta ha ospitato e diffuso decine di annunci pubblicitari a pagamento contenenti materiale pedopornografico generato con l’intelligenza artificiale, il cosiddetto CSAM. Gli annunci, ormai rimossi, avrebbero raggiunto migliaia di account e sono circolati su Facebook, Threads, Messenger e Instagram. Una vicenda pesante, che riporta l’attenzione su come le grandi piattaforme filtrino davvero quello che passa dai loro sistemi pubblicitari.

A scovare il problema sono stati i ricercatori del Tech Transparency Project, che hanno individuato oltre 50 inserzioni nella libreria pubblicitaria di Meta. Si tratta dello strumento interno che cataloga e indicizza gli annunci in circolazione sulle piattaforme dell’azienda, utile per capire dove vengono piazzati e a chi sono rivolti. Gli annunci mostravano immagini di minori accompagnate da testi a sfondo sessuale e altri contenuti offensivi. Diversi rimandavano ad app di tipo nudify, quelle che promettono di spogliare digitalmente le persone nelle foto. Tutte le inserzioni risultano pubblicate tra novembre 2025 e agosto 2026.

Katie Paul, direttrice del Tech Transparency Project, non ha usato mezzi termini. Ha spiegato che questi annunci non facevano alcuno sforzo per mascherare le immagini o nascondere ciò che stavano promuovendo. Il punto importante, secondo lei, è che non parliamo di contenuti caricati da utenti terzi su Facebook o Instagram. Sono pubblicità che qualcuno ha esaminato, approvato e lasciato circolare, senza mai intervenire, mentre l’azienda incassava i soldi degli inserzionisti.

Le regole di Meta e la difesa dell’azienda

Gli standard pubblicitari di Meta vietano esplicitamente le inserzioni che contengono materiale capace di sfruttare sessualmente o mettere in pericolo i minori. L’azienda dichiara di segnalare ogni contenuto offensivo che individua al National Center for Missing and Exploited Children. Vietate allo stesso modo anche le pubblicità con contenuti sessuali espliciti per adulti. Il controllo, in teoria, avviene tramite la revisione di ogni annuncio prima della pubblicazione. Solo che questa revisione si appoggia parecchio a strumenti automatici, e potrebbe essere proprio quella la falla da cui sono passate le oltre 50 inserzioni scovate dai ricercatori.

La risposta di Meta è arrivata con toni fermi. L’azienda ha definito lo sfruttamento sessuale una cosa orribile, sostenendo di lavorare in modo aggressivo per tenerlo fuori dalla piattaforma. Secondo la sua versione la maggior parte di questi annunci ha avuto una portata minima e molti erano già stati disattivati prima ancora della segnalazione. Diverse inserzioni, ha aggiunto, risalgono a un periodo precedente all’introduzione di una nuova tecnologia basata sull’intelligenza artificiale pensata proprio per riconoscere e bloccare i contenuti in violazione già in fase di caricamento. L’azienda ha ricordato di aver rimosso oltre 36 milioni di contenuti legati allo sfruttamento sessuale di minori nell’ultimo anno e di aver intrapreso azioni legali contro gli sviluppatori delle app nudify.

Non è la prima grana di questo tipo per l’azienda negli ultimi mesi. A luglio è emerso che Instagram mostrava in India annunci che pubblicizzavano materiale pedopornografico. E ad aprile 2026 la Consumer Federation of America ha citato in giudizio la stessa Meta per non aver gestito le pubblicità truffaldine sulle sue piattaforme, anch’esse vietate dagli standard aziendali.

Condividi:
192 Condivisioni