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Il grande inganno dell’AI: Pennisi e l’illusione dei chatbot

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Capire davvero cos’è l’intelligenza artificiale e soprattutto chi ne tiene le redini è l’obiettivo di Il grande inganno dell’AI, il nuovo saggio di Martina Pennisi pubblicato da Solferino. Il sottotitolo chiarisce subito le intenzioni, perché promette di spiegare come l’intelligenza artificiale possa migliorarci la vita anziché rovinarcela. Sono 192 pagine al prezzo di 17 euro, con un’impostazione che prova a guardare questa tecnologia al di là dell’entusiasmo e della paura che di solito accompagnano ogni discussione sul tema.

L’autrice, classe 1983, è vice caporedattrice al Corriere della Sera e da quasi quindici anni segue le trasformazioni del digitale e il loro impatto sulla società. Il punto di partenza del libro è una constatazione piuttosto semplice. L’intelligenza artificiale è comparsa nei nostri smartphone meno di dieci anni fa sotto forma di assistenti digitali, quando era ancora un argomento per addetti ai lavori. Oggi invece occupa un posto centrale nel dibattito pubblico per le sue implicazioni politiche, economiche e di sicurezza, mentre le risposte delle istituzioni restano frammentate. E visto che si tratta di una tecnologia destinata a restare, vale la pena capire come funziona e come dovrebbe funzionare.

Una cassetta degli attrezzi per orientarsi nel dibattito

Il volume si presenta come una sorta di cassetta degli attrezzi che mette in fila i grandi temi partendo dalle fondamenta, cioè cosa sia l’IA e chi la controlli. Sono strumenti utili per seguire un confronto che nelle ultime settimane si è fatto sempre più acceso e che coinvolge colossi come Anthropic, OpenAI, Meta, Google e xAI, solo per citarne alcuni. Il percorso va da Alan Turing ai laboratori di ricerca, dai giganti della Silicon Valley alla Cina, passando per la guerra dei chip e le sfide regolatorie a livello mondiale.

Ampio spazio è dedicato a quello che Pennisi definisce il “grande inganno dell’AI conversazionale”, cominciato con il lancio di ChatGPT nel 2022 e sfociato in una vera “invasione aliena” di chatbot. Si tratta di una barra bianca a cui rivolgere domande che sta superando motori di ricerca e social media e che restituisce l’illusione di avere davanti qualcuno che sa e che ci comprende, non un modello statistico. Questi strumenti stanno cambiando il futuro del lavoro e generano preoccupazione anche tra gli utenti più giovani. Nelle università statunitensi, per esempio, diversi esponenti del mondo tecnologico sono stati fischiati mentre parlavano di IA. L’effetto si fa sentire pure sul modo in cui ci informiamo, con questioni cruciali come accuratezza e neutralità.

Agenti autonomi, privacy e dieci comandamenti

La parte finale del saggio si concentra sull’uso concreto dell’IA, su cosa sa fare e su cosa sarebbe meglio che non facesse. Si parla di privacy e diritto d’autore, ma anche di AGI, l’intelligenza artificiale generale, e degli agenti di IA, la nuova ondata fatta di software autonomi capaci di pianificare ed eseguire compiti con una supervisione umana sempre più ridotta. A completare il quadro ci sono dieci comandamenti da tenere a mente ogni volta che si utilizzano questi strumenti.

Nell’introduzione l’autrice spiega che il libro “nasce proprio per provare a tirare il freno e le fila, fin qui”. Secondo Pennisi “alcuni degli errori che abbiamo fatto con motori di ricerca e social media sembrano non averci insegnato proprio niente, ma allo stesso tempo la prontezza con cui reagiremo e stiamo già reagendo all’ennesima rivoluzione mediata dagli schermi non può essere la stessa dei primi tocchi di polpastrello sulle applicazioni del primo iPhone, nel 2008”. Da qui l’invito a riflettere: “Dobbiamo porci le domande giuste sugli effetti che ha sul modo in cui impariamo, ci informiamo, ci relazioniamo e modifichiamo il nostro linguaggio”. L’obiettivo, conclude l’autrice, è “imparare a trarne un vantaggio senza che diventi un boomerang, nelle nostre vite private e sul lavoro”.

Fonte: TecnoAndroid

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