In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Un MacBook inutilizzato chiuso in un cassetto non è per forza destinato a prendere polvere. Anche un portatile Apple con qualche anno sulle spalle può infatti trovare una seconda vita all’interno della rete di casa e trasformarsi in un piccolo NAS domestico, utile per archiviare file, effettuare backup o riprodurre contenuti multimediali. L’operazione richiede pochi passaggi e si può portare a termine sfruttando direttamente macOS, con un investimento minimo o addirittura pari a zero.
L’idea ha una sua logica piuttosto semplice. Un computer che non viene più usato ogni giorno conserva comunque spazio di archiviazione, connettività e un sistema operativo funzionante. Messi insieme, questi elementi bastano per costruire un server casalingo raggiungibile dagli altri dispositivi collegati alla stessa rete, senza dover acquistare hardware dedicato. Per chi ha già in casa un vecchio portatile della mela, si tratta di un modo concreto per recuperarlo invece di lasciarlo inattivo.
Prima di tutto si riparte da zero
Prima di qualsiasi configurazione serve fare un po’ di pulizia. Il primo passo per sfruttare il proprio MacBook come NAS (sigla che sta per Network Attached Storage) oppure come hub domestico è la formattazione dell’unità, così da riportare la macchina alle impostazioni di fabbrica. Può sembrare un intervento drastico, ma ha senso perché consente di lavorare su una base pulita, senza dati, account o impostazioni rimasti dal vecchio utilizzo.
Anche sul fronte del software l’indicazione è piuttosto chiara. Il consiglio è quello di installare l’ultima versione di macOS disponibile per il modello in proprio possesso. Non esiste quindi una versione valida per tutti, perché il punto di riferimento è sempre il sistema più recente supportato da quel preciso portatile. Una volta completata questa fase il computer è pronto per essere configurato nel suo nuovo ruolo.
La condivisione file è la strada più immediata
Qui arriva la parte più comoda dell’intera procedura. Grazie alle funzioni già integrate in macOS non è indispensabile installare un sistema operativo alternativo, e questo rende il sistema di Apple la soluzione più semplice per chi vuole riutilizzare il proprio MacBook in questo modo. La via più rapida consiste nell’attivare l’opzione di condivisione file, raggiungibile all’interno delle impostazioni di sistema.
Da quel pannello si decide quali cartelle rendere disponibili sulla rete domestica, un aspetto importante perché permette di esporre soltanto i contenuti che servono davvero. Allo stesso tempo è possibile stabilire quali utenti possono accedere alle risorse condivise, mantenendo così il controllo su chi entra e su cosa può vedere. In questo modo il vecchio portatile diventa un archivio comune per i file di famiglia, uno spazio dove salvare le copie di sicurezza oppure un punto da cui riprodurre film, musica e foto sugli altri dispositivi.
Lo stesso pannello di condivisione fornisce infine l’indirizzo IP del Mac, cioè il dato che serve agli altri computer della rete per individuare il MacBook e collegarsi alle cartelle messe a disposizione.
Fonte: TecnoAndroid








