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Data center AI, ex funzionari EPA: 30 mosse a rischio salute

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Il pressing dell’amministrazione Trump sulle regole ambientali sta spianando la strada alla costruzione di data center per l’intelligenza artificiale, e secondo un gruppo di ex funzionari dell’EPA il conto lo pagheranno gli americani in termini di salute. La denuncia è arrivata questa settimana durante un briefing e con la pubblicazione di un rapporto che mette nero su bianco una lista di provvedimenti federali considerati pericolosi. La richiesta, forse destinata a cadere nel vuoto, è che il presidente adotti un “Data Center Health Protection Pledge”, una sorta di impegno formale a prendere sul serio il problema ambientale legato a questa corsa all’edilizia digitale.

Il punto di partenza è noto. All’inizio del mandato, l’amministratore dell’EPA Lee Zeldin aveva annunciato l’obiettivo di rendere gli Stati Uniti “la capitale mondiale dell’AI” passando per la deregolamentazione. Da allora, insieme alla Casa Bianca, ha cancellato decine di regole, tagliato personale e ridotto i fondi dell’agenzia. Il risultato, sostengono gli ex funzionari, è che la nuova ondata di infrastrutture per l’intelligenza artificiale viene alimentata sempre più spesso da energia sporca, con effetti che non si fermano al perimetro degli impianti.

Data center AI: 30 mosse federali finite sotto la lente

Il rapporto porta la firma dell’Environmental Protection Network, organizzazione indipendente formata da ex dipendenti dell’agenzia, e individua 30 azioni federali adottate da gennaio 2025 in poi che, a loro giudizio, aumentano i rischi sanitari legati all’inquinamento prodotto da questa espansione. Si va dagli ordini esecutivi pensati per frenare i progetti sulle rinnovabili fino alle esenzioni concesse a centrali elettriche e stabilimenti già esistenti rispetto a determinati standard. Di questi 30 interventi, 17 citano esplicitamente l’AI oppure riguardano direttamente i data center.

“Verrebbe da pensare che una costruzione industriale di questa portata, presentata come una rivoluzione, richieda più vigilanza da parte dell’EPA”, ha detto Lynn Goldman, pediatra ed ex vice amministratrice dell’agenzia. “Invece l’EPA fa esattamente il contrario, pensa prima alle esigenze dell’industria e indebolisce o rimette in discussione i limiti su sostanze tossiche e inquinanti dannosi.”

Il piano presentato a luglio 2025, l’AI Action Plan, raccomandava di snellire o ridurre le regole previste da Clean Air Act, Clean Water Act e legge Superfund per accelerare i permessi di data center e fabbriche di chip. Secondo Tyson Slocum, direttore del programma energia dell’associazione di consumatori Public Citizen, il cuore di quel piano sta nell’uso di poteri di emergenza senza precedenti per garantire esenzioni enormi agli impianti e soprattutto alle infrastrutture legate ai combustibili fossili.

La nube che viaggia lontano

Sul terreno pratico, il quadro normativo ha aperto la porta a nuovi progetti a gas per alimentare strutture affamate di energia, dalle turbine installate direttamente in loco fino a centrali costruite su misura per le aziende tecnologiche. Nel frattempo la domanda di chip avanzati sta rilanciando la produzione dei cosiddetti forever chemicals, sostanze che non si degradano facilmente e si accumulano nell’ambiente e nei corpi umani.

“Non serve vivere vicino a un data center per esserne colpiti, perché l’inquinamento non arriva solo dai data center in sé”, ha spiegato Goldman. Un anno fa centinaia di dipendenti in servizio all’EPA avevano già firmato una lettera pubblica indirizzata a Zeldin, nella quale sostenevano che sotto la sua guida l’agenzia non avrebbe protetto le comunità da sostanze pericolose e acqua non sicura, aumentando invece i rischi per la salute pubblica.

Il rapporto cita uno studio condotto da UC Riverside, Caltech e Rochester Institute of Technology secondo cui l’inquinamento atmosferico collegato all’AI potrebbe provocare fino a 1.300 morti premature e oltre 18 miliardi di euro di costi sanitari entro il 2028. Cifre che, tenendo conto delle modifiche normative elencate, potrebbero rivelarsi ancora più pesanti.

“Un’espansione dell’AI più inquinante non è inevitabile. Dipende dalle scelte che il governo fa adesso”, ha affermato Marc Boom, senior director per gli affari pubblici di EPN, chiedendo che l’agenzia misuri come questa crescita stia cambiando l’inquinamento, chi ne sia esposto e con quali conseguenze, rendendo pubblici tutti i dati.

La portavoce dell’EPA Cora Mandy ha replicato sostenendo che ogni azione dell’agenzia ha riportato le regole alla lettura più corretta del Clean Air Act dopo anni di eccessi delle amministrazioni precedenti, ribadendo l’impegno a proteggere salute e ambiente e allo stesso tempo a fare degli Stati Uniti la capitale mondiale dell’intelligenza artificiale.

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