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I laser anti drone stanno diventando la risposta che gli Stati Uniti cercavano da tempo contro una minaccia che cambia forma di continuo, quella dei droni kamikaze organizzati in sciami. Non è un dettaglio da poco. Questi piccoli velivoli, quando arrivano a decine tutti insieme, mettono in difficoltà basi militari e mezzi terrestri come pochi altri strumenti oggi sul campo. E gli USA, per non farsi trovare impreparati, hanno deciso di puntare forte proprio su questo tipo di tecnologia.
L’idea di fondo è tanto semplice quanto ambiziosa. Servono sistemi capaci di reagire in fretta, possibilmente automatici, da piazzare dove il rischio è più alto. Ed è qui che entrano in gioco i veicoli autonomi, pensati non solo per muoversi da soli ma anche per difendere chi sta intorno. La prospettiva è quella di avere delle vere e proprie postazioni mobili anti drone in prima linea, pronte a intervenire nel momento esatto in cui uno sciame prova ad avvicinarsi.
Archimedes e i veicoli robotici che dovranno fermare gli attacchi
A muovere le fila di questo progetto ci sono due nomi precisi. Da una parte c’è Aurelius Systems, dall’altra American Rheinmetall, e le due aziende hanno annunciato una collaborazione con un obiettivo ben chiaro. Vogliono integrare una piattaforma battezzata Archimedes, un sistema a energia diretta che promette parecchio, direttamente su veicoli robotici destinati alle operazioni militari.
Il punto centrale, quello su cui si concentra davvero l’attenzione, riguarda la protezione delle missioni logistiche nelle zone più esposte. Perché è lì, nelle aree ad alto rischio, che i droni sono ormai una presenza fissa. Trasportare munizioni, equipaggiamenti e rifornimenti è diventato un problema serio quando in cielo ci sono decine di velivoli pronti a colpire. Un veicolo robotico dotato di laser, in teoria, potrebbe fare la differenza proprio in quei momenti delicati, aprendo la strada ai convogli e neutralizzando le minacce prima che arrivino a destinazione. C’è poi una questione più ampia che spiega perché tutto questo stia accadendo adesso. Negli ultimi anni i piccoli velivoli senza pilota hanno stravolto il modo in cui si combatte sul terreno. Non è un’esagerazione dirlo. Gli eserciti si sono ritrovati a dover ripensare da zero il modo di spostare materiali e persone, perché quello che prima era un semplice trasporto logistico oggi rischia di trasformarsi in un bersaglio facile.
La scommessa, insomma, è tutta su tecnologie capaci di stare al passo con una minaccia che evolve più in fretta delle contromisure tradizionali. I sistemi a energia diretta come Archimedes rappresentano una direzione precisa, quella di una difesa che non si limita a reagire ma prova ad anticipare. E l’integrazione su mezzi autonomi aggiunge un tassello che fino a poco tempo fa sembrava più fantascienza che progetto concreto.









