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La voce di Gollum nasce da un gatto che prova a sputare una palla di pelo, e una volta saputo non si torna indietro. È lo stesso Andy Serkis ad averlo raccontato, spiegando che quel suono strozzato, gutturale, a metà tra il sibilo e il conato, non è arrivato dopo mesi di preparazione vocale in sala prove. È arrivato guardando il suo animale domestico alle prese con un problema molto poco epico e molto molto felino.
Chi ha un gatto in casa sa esattamente di cosa si parla. Quel rumore che parte dalla gola, si arrotola su sé stesso e sembra durare troppo a lungo. Serkis lo ha ascoltato, lo ha imitato, e con quello si è presentato al provino. Non un’idea maturata nel tempo, ma un’intuizione portata direttamente davanti a chi doveva decidere. La parte gliela hanno data all’istante, e da allora nessuno è più riuscito a immaginare qualcun altro in quel ruolo.
Cosa aveva scritto davvero Tolkien
JRR Tolkien non si è mai dilungato più di tanto sulla voce della creatura, però qualche indicazione l’ha lasciata cadere qua e là tra le pagine. Parla di un personaggio che sussurra e sibila, con un rumore in gola nel momento in cui pronuncia il proprio nome. C’è pure Gandalf che lo imita, e subito dopo commenta: “Questo è un esempio della sua voce. Immagino che tu non ne voglia altra. Ho passato giorni interi a sopportarlo. Ma dagli indizi che lasciava tra i suoi grugniti…”. Difficile ricavarne l’immagine di un timbro allegro o cantilenante. Quello che emerge è la voce di un mostro, e in quella direzione è andato anche Serkis.
Nessuno però aveva descritto qualcosa di così specifico come una palla di pelo bloccata. Eppure, una volta messe insieme le due cose, il collegamento regge benissimo. Il “mio tessssoro” che tutti sanno ripetere a memoria arriva da lì, da una scena domestica banale trasformata in una delle interpretazioni più riconoscibili del cinema fantasy.
Il salto tecnico de Le due torri
Oggi Gollum viene dato per scontato, come se fosse sempre esistito. Ma quando Peter Jackson mostrò per la prima volta quel personaggio in Le due torri, uscito il 18 dicembre 2002, la reazione fu di stupore generale. Costruito interamente in CGI, animato attraverso la cattura del movimento di Serkis, non aveva precedenti a quel livello di dettaglio. Il design funzionava, il carisma pure, e per una creatura digitale di inizio anni Duemila non era affatto scontato.
Il vero scarto però è arrivato nel momento in cui quel personaggio ha aperto bocca. Lì è cambiato tutto insieme, in un colpo solo. La performance vocale ha dato spessore a qualcosa che rischiava di restare un esercizio tecnico, per quanto brillante. Il film, diretto da Peter Jackson con Elijah Wood, Sean Astin e Viggo Mortensen nel cast principale, dura due ore e cinquantanove minuti ed è disponibile su HBO Max.
Il ritorno fissato per il 2027
La prova del nove arriverà il 17 dicembre 2027, data d’uscita di The Hunt for Gollum. Sarà quello il momento per capire se il pubblico è ancora dalla parte della creatura e dell’interpretazione di Andy Serkis, oppure se nel frattempo ha voltato pagina senza troppi rimpianti. Da qui ad allora c’è tempo in abbondanza per rimettersi davanti all’intera saga e riguardarla dall’inizio, con la consapevolezza in più su come è nato quel suono.
Perché il dettaglio del gatto ha un effetto collaterale garantito. Una volta entrato in testa, resta lì, e ogni singola battuta di Gollum assume una sfumatura leggermente diversa da quella di prima. Toccherà rivedere la trilogia sapendo che dietro una delle creature più inquietanti della Terra di Mezzo c’è un animale domestico alle prese con una palla di pelo.








