Quanti umani ci sono sulla Terra? Per anni la risposta sembrava più o meno scontata, intorno agli 8,2 miliardi di persone. Eppure una ricerca recente arriva a scuotere questa certezza, sostenendo che i conti potrebbero essere stati sbagliati di parecchio, soprattutto quando si guarda alle aree rurali. E non parliamo di una differenza da poco.
A firmare lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, è Josias Láng-Ritter, ricercatore post-dottorato all’Università Aalto in Finlandia. Secondo lui gli abitanti del pianeta supererebbero di molto la soglia degli 8,2 miliardi che la maggior parte delle stime continua a dare per buona. Un’affermazione che, se confermata, manderebbe in soffitta tante delle cifre su cui ci siamo basati finora.
Le parole del ricercatore, raccolte in un comunicato stampa, lasciano poco spazio ai dubbi. “Siamo rimasti sorpresi nello scoprire che la popolazione effettiva residente nelle aree rurali è molto più elevata di quanto indichino i dati sulla popolazione globale: a seconda del set di dati, la popolazione rurale è stata sottostimata tra il 53% e l’84% nel periodo studiato”. Numeri che, se presi sul serio, ribaltano davvero il quadro.
Lo stesso Láng-Ritter ci tiene a sottolineare un punto delicato. “I risultati sono notevoli, poiché questi set di dati sono stati utilizzati in migliaia di studi e supportano ampiamente i processi decisionali, eppure la loro accuratezza non è stata valutata sistematicamente”. In altre parole, su quelle cifre ci abbiamo costruito sopra decisioni importanti, senza mai fermarci davvero a verificarle.
Perché gli umani sulla Terra sarebbero molti di più
Il ragionamento che porta a questa conclusione passa da un esempio piuttosto concreto, quello delle dighe. Quando se ne costruisce una, intere zone finiscono sott’acqua e le persone che vivono lì devono spostarsi altrove. E qui sta il punto interessante.
Láng-Ritter spiega che in questi casi il conteggio è preciso, quasi maniacale. “Quando si costruiscono dighe, vaste aree vengono allagate e le persone devono essere trasferite, la popolazione trasferita viene solitamente conteggiata con precisione perché le società che gestiscono le dighe risarciscono le persone colpite”. Tradotto, se qualcuno deve pagare un risarcimento, conta ogni singola persona fino all’ultimo.
Da lì l’idea di usare proprio quei dati come pietra di paragone. “A differenza dei set di dati globali sulla popolazione, queste valutazioni di impatto locale forniscono conteggi completi della popolazione sul campo, non distorti dai confini amministrativi. Abbiamo poi combinato questi dati con informazioni spaziali provenienti da immagini satellitari”, ha aggiunto il ricercatore. Un incrocio tra rilievi sul terreno e immagini satellitari, insomma.
Le voci contrarie allo studio
Non tutti però sono pronti a riscrivere i libri. C’è chi storce il naso e invita alla prudenza, e tra questi c’è Stuart Gietel-Basten, dell’Università di Scienza e Tecnologia di Hong Kong. Per lui la cautela è d’obbligo.
Il professore ha messo le cose in chiaro. “Se davvero stiamo sottostimando la popolazione di un numero così elevato, si tratterebbe di una notizia clamorosa che contraddice anni di migliaia di altri set di dati”. Un’obiezione di peso, perché toccare un dato del genere significa rimettere in discussione un’enorme mole di lavoro accumulato nel tempo.
Il nodo, alla fine, è tutto qui. Da una parte una ricerca che, dati alla mano, dice che la popolazione mondiale potrebbe essere ben più numerosa di quanto pensiamo. Dall’altra una comunità scientifica che, prima di buttare via decenni di stime, vuole vedere conferme molto più solide.