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Un aereo che decolla, naviga e atterra da solo attraversando l’intero territorio degli Stati Uniti non è più un esperimento da laboratorio: Joby Aviation ha portato a termine quello che descrive come il primo volo autonomo transcontinentale mai realizzato, con un velivolo equipaggiato con il suo sistema di pilotaggio automatico che ha coperto la distanza senza alcun intervento umano ai comandi. Il tragitto è partito dal Buchanan Field Airport, in California, e si è concluso al Dare County Regional Airport, negli Outer Banks della Carolina del Nord, per un totale di 3.199 miglia, poco più di 5.100 chilometri.
Il mezzo scelto non è un prototipo futuristico, ma un Cessna Caravan convertito. Una scelta che dice parecchio sulla strategia dell’azienda: invece di costruire da zero una macchina volante nuova di zecca, l’idea è installare il pacchetto di autonomia su aerei che già esistono e che già volano. Durante il viaggio il sistema ha gestito ogni fase, dal rullaggio in pista al decollo, dalla crociera fino all’atterraggio, senza che il pilota di sicurezza a bordo toccasse i comandi.
Joby Aviation: come è stato controllato il volo da terra
A bordo c’era comunque una persona, presente per monitorare la situazione e intervenire in caso di necessità. Ma il controllo vero e proprio è avvenuto altrove. Joby ha supervisionato l’aereo da remoto dal proprio quartier generale in California e dalla base aerea Shaw Air Force Base, in South Carolina. Due punti di osservazione distanti migliaia di chilometri l’uno dall’altro, collegati allo stesso velivolo che nel frattempo attraversava il continente.
Terminata la tratta verso est, l’aereo autonomo ha già in programma il viaggio di ritorno verso ovest, con soste previste in diverse città lungo il percorso: Raleigh in Carolina del Nord, Salt Lake City e Portland, in Oregon. Un piccolo tour che serve anche a dimostrare che il risultato non è stato un colpo di fortuna isolato, ma qualcosa di ripetibile su rotte e condizioni diverse.
Dai taxi volanti al trasporto merci
Fino a oggi il nome Joby Aviation è stato associato soprattutto ai suoi taxi aerei elettrici con pilota a bordo, i velivoli pensati per accorciare gli spostamenti nelle grandi città congestionate. Le dimostrazioni pubbliche sono cominciate a New York nel mese di aprile, e l’azienda punta ad aprire il servizio al pubblico entro la fine di quest’anno. Un progetto che ha catalizzato gran parte dell’attenzione attorno alla startup, tra investitori curiosi e amministrazioni cittadine interessate.
Il volo autonomo coast to coast però sposta il baricentro. Perché apre un capitolo diverso, che con i tragitti urbani ha poco a che fare. La società ha spiegato che la tecnologia di autonomia può essere integrata su aeromobili già in servizio e impiegata in settori come il trasporto merci commerciale, la risposta alle emergenze e la logistica in ambito difesa. Tre mercati molto distanti dall’immagine del taxi volante che sorvola i grattacieli, e potenzialmente molto più ampi in termini di volumi.
La differenza sostanziale sta proprio qui: un sistema che si può montare su un Cessna Caravan qualsiasi non richiede di aspettare che flotte intere di nuovi velivoli vengano certificate e prodotte. Significa poter lavorare su quello che c’è già, riducendo i tempi di ingresso sul mercato. E per una startup che finora ha investito enormi risorse sui suoi apparecchi elettrici a decollo verticale, avere una seconda linea di business che sfrutta hardware convenzionale è una carta non banale da giocare.
Il percorso di rientro verso la costa occidentale, con le tappe annunciate, rappresenta la prossima verifica sul campo di un sistema che ha appena attraversato gli Stati Uniti senza mani sulla cloche.
Fonte: TecnoAndroid








