Spostare tutte le fabbriche inquinanti nello spazio, salvando così il pianeta che abitiamo. È questa, in estrema sintesi, la visione che Jeff Bezos ha portato sul palco del VivaTech di Parigi. Il fondatore di Amazon e di Blue Origin ha messo sul tavolo una tesi piuttosto netta, quasi provocatoria, che ribalta il modo classico di guardare alla corsa spaziale. La colonizzazione della Luna e di Marte, secondo questo ragionamento, non dovrebbe essere soltanto una questione di esplorazione o di curiosità scientifica. Sarebbe piuttosto una necessità concreta per rimettere a posto i danni che decenni di industria e tecnologia hanno scaricato sulla Terra.
Il punto di partenza del suo discorso parte da una constatazione tanto semplice quanto scomoda. Guardando indietro di cinquecento anni, praticamente ogni indicatore della vita umana è migliorato. L’analfabetismo è crollato, la mortalità infantile pure, la povertà continua a ridursi anno dopo anno. Numeri che raccontano un progresso reale e costante. C’è però una sola voce che fa eccezione, e non è una voce qualsiasi. L’ambiente naturale è l’unico ambito in cui le cose sono andate peggio rispetto a mezzo millennio fa. Un dettaglio che, nel suo ragionamento, pesa parecchio.
Riportare la Terra al suo stato pre industriale
L’idea di fondo è abbastanza chiara. Se la produzione industriale è la principale responsabile dell’inquinamento, allora la soluzione passa dal toglierla di mezzo dal pianeta che vogliamo proteggere. Trasferire nello spazio le attività più dannose significherebbe, secondo Bezos, liberare la Terra da quel peso e provare a riportarla verso una condizione simile a quella precedente alla rivoluzione industriale. Una sorta di grande pulizia, con il nostro mondo che torna a essere quel pianeta giardino di cui ha parlato apertamente durante l’intervento parigino.
Non si tratta di un cambiamento da poco, ovviamente. La prospettiva di delocalizzare interi settori produttivi oltre l’atmosfera resta enorme, sia dal punto di vista tecnico che da quello dei costi. Eppure il fondatore di Amazon ha voluto inquadrarla non come fantascienza ma come direzione concreta verso cui muoversi, una scommessa di lungo periodo su cui sta investendo proprio attraverso Blue Origin. Il messaggio lanciato dal palco è coerente con la sua filosofia da anni. Lo spazio come valvola di sfogo per l’umanità, un posto dove spostare ciò che sulla Terra crea problemi, mantenendo intatto il luogo in cui le persone continueranno a vivere.
Il tono usato durante l’evento ha mescolato ottimismo e realismo. Da un lato la fiducia che le cose, nel complesso, stiano andando nella giusta direzione. Dall’altro la consapevolezza che sull’ambiente ci sia ancora moltissimo da fare e che le soluzioni tradizionali, da sole, non bastino. La proposta di Bezos punta dritta a quel nodo, offrendo una via d’uscita radicale e tutta proiettata verso l’alto.
Una visione che divide
Una posizione del genere, com’è facile immaginare, non lascia indifferenti. C’è chi la considera una prospettiva affascinante e chi invece la vede come un’utopia troppo lontana dalle urgenze del presente. Quel che è certo è che il discorso al VivaTech ha rimesso al centro il legame tra progresso tecnologico e tutela del pianeta, un tema su cui Jeff Bezos continua a costruire buona parte della propria narrazione pubblica e dei propri investimenti nel settore aerospaziale.