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Chi cerca online un jammer Bluetooth lo fa quasi sempre per due motivi opposti, uno serio e uno molto meno nobile: proteggere dispositivi che contengono dati sensibili oppure zittire il vicino che spara musica a tutto volume dalla cassa portatile. In entrambi i casi, però, la risposta legale è la stessa e non lascia margini: l’uso di questi apparecchi è vietato praticamente in ogni Paese, con eccezioni ridottissime che riguardano soprattutto l’ambito militare.
Vale la pena capire di cosa si parla, perché il jammer Bluetooth è solo una delle tante varianti di disturbatore radio in circolazione. Esistono modelli pensati per il GPS, per i radar, per il Wi Fi, per i segnali cellulari e persino per i droni. Il principio di funzionamento non cambia mai: sparare grandi quantità di rumore radio fino a coprire qualsiasi altra comunicazione presente nella zona. Una disruzione così ampia porta con sé conseguenze pesanti, in particolare sul fronte della sicurezza pubblica.
Come funziona un jammer Bluetooth
Il Bluetooth esiste in due forme, Bluetooth Classic e Bluetooth Low Energy. Entrambe si appoggiano alle onde radio nella banda dei 2,4 GHz per far comunicare i dispositivi: la prima sfrutta 79 frequenze diverse, la seconda 40. Nella stessa banda lavorano anche i router Wi Fi, motivo per cui una volta completato l’accoppiamento la connessione continua a saltare tra canali più piccoli all’interno di quella frequenza, proprio per evitare interferenze. Il jammer fa l’esatto contrario. Trasmette su tutta la banda dei 2,4 GHz simultaneamente, con il risultato che le comunicazioni Bluetooth non arrivano affatto oppure arrivano talmente confuse da diventare inutilizzabili. L’immagine più semplice è quella di due amici che provano a parlarsi durante un concerto molto rumoroso. I modelli commerciali riescono a coprire anche la banda dei 5 GHz, funzionando quindi pure come disturbatori Wi Fi, mentre i dispositivi fai da te hanno in genere capacità e raggio d’azione più limitati.
Perché il jammer Bluetooth è illegale
Negli Stati Uniti il divieto nasce dal Communications Act del 1934 e viene poi rafforzato dalle regole della Federal Communications Commission. Molti altri Paesi hanno normative analoghe, e l’International Telecommunication Union, agenzia delle Nazioni Unite, ha definito diversi articoli sull’interferenza delle onde radio validi per tutti gli Stati membri. Insomma, non si tratta di una zona grigia lasciata all’interpretazione.
Il punto centrale è che sulla banda dei 2,4 GHz viaggia una quantità enorme di dispositivi, quindi un jammer colpisce tutto ciò che si trova nei paraggi. Anche i modelli pensati per un uso personale a corto raggio arrivano a coprire una quindicina di metri, più che sufficienti per mandare in crisi il Wi Fi dei vicini, i baby monitor, i sistemi di sicurezza, apparecchi medici come i sensori per il glucosio e molto altro. Il rischio più grave riguarda le forze dell’ordine e i soccorritori, perché l’interferenza radio può bloccare comunicazioni basate su Bluetooth e body cam. I jammer più potenti riescono a compromettere apparati importanti dei veicoli che sfruttano il Wi Fi, oltre a servizi critici come le reti di dispatch delle emergenze e l’accesso remoto ai dati clinici dei pazienti.
Chi usa un disturbatore viene rintracciato
C’è un dettaglio che spesso sfugge a chi immagina di poter agire senza lasciare traccia: un disturbatore di segnale trasmette anche la propria posizione. Con strumenti di analisi dello spettro e apparecchiature per la radiogoniometria, le autorità sono in grado di risalire alla fonte del disturbo senza particolari difficoltà. Il Department of Homeland Security invita i cittadini a segnalare qualsiasi sospetta attività di jamming, e per chi viene riconosciuto responsabile dell’uso di un jammer di qualunque tipo le conseguenze non si fermano a un richiamo formale: si parla di multe consistenti e, in alcuni casi, anche di carcere.








