Fotografare la ISS accanto a Venere in pieno giorno è una di quelle imprese che sembrano impossibili, e invece qualcuno ci è riuscito davvero. L’astrofotografo AJ Smadi ha portato a casa uno scatto che mostra la Stazione Spaziale Internazionale a fianco di Venere, con un cielo completamente azzurro alle spalle. Niente fotomontaggi, niente trucchi digitali. Solo settimane di pianificazione, strumenti di precisione e un allineamento geometrico calcolato al millimetro.
Il mestiere dell’astrofotografo, del resto, non è per niente semplice. Provare a catturare oggetti lontanissimi mentre il Sole illumina tutto rende il compito ancora più complicato. Lo sappiamo bene anche noi comuni mortali, quando alziamo lo sguardo di giorno e il cielo appare vuoto, privo di stelle. La luce solare cancella praticamente ogni corpo celeste dalla nostra vista. Eppure c’è chi trova il modo di aggirare l’ostacolo, almeno in parte, e tira fuori risultati come questo.
Gli strumenti dietro uno scatto quasi impossibile
L’occasione buona è arrivata lo scorso 18 luglio. Per riuscirci Smadi ha messo in campo un telescopio Schmidt-Cassegrain da 23,5 centimetri, una camera astronomica dedicata e una serie di filtri capaci di tagliare la luce ultravioletta e infrarossa. Il trucco sta proprio lì, in quei filtri. Aumentano il contrasto e permettono di far emergere oggetti che altrimenti resterebbero sommersi dalla luminosità del cielo.
C’è poi un dettaglio che rende l’idea di quanto sia stato difficile. La ISS viaggia a circa 7,5 chilometri al secondo, il che significa che attraversa il campo visivo del telescopio in un lampo. Venere, dal canto suo, si trova a circa 135 milioni di chilometri dalla Terra. Detto in altri termini, i due corpi non sono affatto vicini nella realtà. È tutta una questione di prospettiva, ed è esattamente questo a rendere lo scatto così notevole. Farli sembrare compagni di viaggio quando in mezzo ci sono milioni di chilometri.
Cosa serve per provarci davvero
Chiunque volesse tentare qualcosa di simile deve mettere in conto due cose. La prima, ovviamente, è avere l’hardware adeguato. La seconda è più insidiosa, perché richiede di prevedere con precisione quasi maniacale l’istante esatto in cui la ISS passerà davanti allo sfondo occupato dal pianeta. E poi bisogna incrociare le dita e sperare che l’atmosfera terrestre resti abbastanza stabile da non rovinare l’immagine con turbolenze e distorsioni.


