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Dentro il codice di iOS 27 c’è qualcosa che riguarda da vicino il futuro di Siri, e cioè la possibilità di appoggiarsi a modelli di intelligenza artificiale esterni come ChatGPT e Claude scegliendo di volta in volta a chi affidare il lavoro. Non si tratta di una funzione annunciata sul palco, ma di tracce lasciate nel software, quelle che di solito anticipano di qualche mese ciò che poi diventa realtà.
L’arrivo dei sistemi operativi più recenti di Apple ha permesso di ricavare qualche indicazione su come l’assistente vocale potrebbe evolvere. Le versioni analizzate, va detto subito, sono le Release Candidate di iOS 27 e di macOS Golden Gate, quindi non ancora le build definitive. Già così, però, emergono meccanismi che vanno ben oltre l’idea di un chatbot semplicemente agganciato al sistema operativo, quella soluzione un po’ di comodo che molti si aspettavano.
Cosa significa davvero Model Delegation
La scoperta porta la firma del ricercatore noto come “pdfu”, che nel codice ha individuato due livelli distinti di integrazione. Il primo, e quello attorno a cui ruota tutto il ragionamento, si chiama Model Delegation. Il nome è abbastanza esplicito: Siri delega. Prende la richiesta dell’utente, la gira a un modello esterno come Claude, lascia che sia quest’ultimo a interpretare cosa si sta chiedendo davvero, e poi si riprende il controllo nel momento in cui serve mettere le mani su una funzione del sistema.
È una differenza più sottile di quanto sembri, ma pesa. Fino a oggi l’integrazione tra assistente e modelli linguistici ha funzionato più o meno come un passaggio di consegne secco, con la domanda che finiva altrove e la risposta che tornava indietro senza che l’assistente avesse voce in capitolo. Qui invece il flusso resta sotto la regia di Siri, che decide quando appoggiarsi all’esterno e quando rientrare in gioco per fare le cose che solo il sistema operativo può fare, tipo aprire un’app, leggere un promemoria, agire su un’impostazione.
Perché la scelta tra ChatGPT e Claude conta
L’altro elemento interessante riguarda proprio la possibilità di avere più modelli disponibili e non uno solo. Poter alternare tra ChatGPT e Claude significa, in prospettiva, poter sfruttare i punti di forza di ciascuno a seconda del tipo di richiesta. Ogni modello ha le sue caratteristiche, le sue abitudini, i suoi modi di ragionare, e un assistente capace di smistare le domande verso quello più adatto è un assistente potenzialmente molto più utile di uno legato a un unico fornitore.
Per Apple sarebbe anche una scelta strategica non banale. Restare neutrale rispetto ai vari modelli, invece di sposarne uno solo, vuol dire mantenere margine di manovra in un settore che cambia pelle ogni pochi mesi. Se domani un modello diventa più bravo di un altro, il sistema si adatta senza che l’azienda debba rimettere mano all’architettura.
Trattandosi di codice trovato in versioni non definitive, il condizionale resta d’obbligo. Le funzioni individuate nelle build preliminari a volte arrivano più tardi del previsto, a volte cambiano forma lungo il percorso, a volte spariscono senza spiegazioni. Quello che si può dire con ragionevole certezza è che l’impalcatura tecnica per far dialogare Siri con modelli di terze parti in modo profondo esiste già, scritta nero su bianco dentro iOS 27 e macOS Golden Gate, e che il meccanismo di Model Delegation è la chiave attorno a cui ruota l’intera struttura.
Fonte: TecnoAndroid








