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Google Meet abbandona ChromeOS: l’hardware passa ad Android

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Google Meet hardware cambia sistema operativo e lo fa in modo netto, perché Google ha annunciato il passaggio dell’intero portfolio dedicato alle sale riunioni da ChromeOS ad Android. Una transizione che riguarda tutto l’ecosistema pensato per gli uffici, non un singolo prodotto, e che arriva mentre l’attesa per i Googlebook destinati al pubblico consumer prosegue senza troppe novità. Vale la pena ricordare cosa comprende oggi questa famiglia di prodotti. Ci sono i controller con schermo touch, le telecamere, i microfoni, gli altoparlanti e soprattutto quella che in sostanza è una piccola Chromebox, la macchina che fa girare il software di prenotazione delle sale e la suite di videoconferenza vera e propria. Tutto questo, d’ora in avanti, verrà costruito attorno ad Android.

Cosa succede a chi ha già comprato dispositivi ChromeOS

La domanda che si fanno tutti gli amministratori IT è ovvia, e Google prova a rispondere subito. Gli investimenti già fatti sui dispositivi ChromeOS restano protetti, con supporto software completo. L’azienda continuerà a distribuire patch di sicurezza, aggiornamenti di stabilità e nuove release di ChromeOS per tutto l’hardware Google Meet che gira su quel sistema. Nessuna modifica alle tempistiche di supporto già comunicate, il che significa che i modelli più recenti continueranno a funzionare fino al 2030.

Diverso il discorso per la produzione. I partner hardware, tra cui Logitech, CTL e Asus, chiuderanno progressivamente fabbricazione e vendita dei dispositivi basati su ChromeOS seguendo un calendario già definito. Il Google Meet Compute System di Logitech e CTL uscirà di scena a febbraio 2027, mentre la versione firmata Asus resisterà fino ad aprile 2027. Un dettaglio che pesa soprattutto per le aziende con parchi macchine ampi e sale di grandi dimensioni. Google stessa suggerisce a chi ha bisogno di completare una flotta esistente con altri dispositivi ChromeOS di muoversi in fretta e acquistare il prima possibile, perché dopo quelle date semplicemente non ci sarà più nulla da comprare.

Perché Android e cosa arriva nel 2027

Le motivazioni elencate da Google per questo cambio di rotta sono quattro, e ruotano tutte attorno all’idea di dare più margine di manovra alle aziende. La prima è la varietà: l’hardware per sale riunioni basato su Android copre una gamma più ampia di formati, dai dispositivi compatti tutto in uno alle video bar fino alle soluzioni integrate per ambienti più strutturati. Che si tratti di una stanza per riunioni singole, di uno spazio informale per confronti rapidi o di una sala del consiglio, l’idea è che ci sia sempre un formato adatto.

Poi c’è la stabilità enterprise, con Google che assicura prestazioni, reattività e affidabilità allo stesso livello garantito finora da ChromeOS. Terzo punto, forse il più interessante per chi gestisce budget: i dispositivi certificati AOSP possono far girare più soluzioni di videoconferenza, non solo Google Meet. Questo significa poter riconvertire una sala a un altro uso senza buttare via l’attrezzatura e ricomprare tutto da capo.

Infine i cicli di vita. I dispositivi certificati per Google Meet vengono progettati puntando su affidabilità di lungo periodo e su un supporto software prevedibile nel tempo, che nelle grandi organizzazioni conta quasi quanto le specifiche tecniche. Sul fronte dei nuovi prodotti, Google si limita per ora a un’anticipazione senza nomi: sono in programma diversi dispositivi Android pensati per gli spazi di grande formato, attesi nel corso del 2027. Nessun dettaglio su produttori, caratteristiche o prezzi, solo la promessa che qualcosa di consistente arriverà proprio nel momento in cui i partner storici avranno chiuso i rubinetti della produzione ChromeOS. Il calendario, insomma, si incastra: febbraio e aprile 2027 segnano la fine della vecchia generazione, lo stesso anno in cui debutteranno i sostituti basati su Android, mentre chi ha già investito in ChromeOS potrà tirare avanti fino al 2030.

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