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Infrasuono per tracciare gli incendi: la nuova frontiera del monitoraggio

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Un gruppo di ricercatori è riuscito a seguire un incendio controllato in una prateria sfruttando l’infrasuono, ovvero quelle onde sonore troppo basse perché l’orecchio umano possa percepirle. La scoperta apre una strada nuova per capire dove sta bruciando il fuoco, senza doverlo per forza vedere. E in effetti l’idea ha qualcosa di affascinante, perché va oltre gli strumenti classici a cui siamo abituati quando si parla di sorveglianza degli incendi.

Il concetto di base è piuttosto semplice, almeno nella teoria. Un incendio, mentre avanza, produce un vero e proprio rombo, una vibrazione sonora che si propaga nell’aria a frequenze così basse da restare inudibili. Il nostro udito, semplicemente, non arriva a coglierle. Ma degli strumenti dedicati sì, e questo cambia parecchio le cose. Registrando quelle onde è possibile risalire alla posizione delle fiamme, ricostruendo dove il fronte del fuoco si trovi in un determinato momento.

Come funziona il tracciamento tramite infrasuono

Nel caso specifico i ricercatori hanno lavorato su un incendio controllato, quello che in gergo tecnico viene chiamato incendio prescritto. Si tratta di roghi appiccati di proposito e gestiti con attenzione, spesso usati per ridurre la vegetazione secca che altrimenti alimenterebbe incendi ben più pericolosi. In un contesto del genere, con un fuoco pianificato e sotto osservazione, diventa più facile testare tecnologie sperimentali come questa.

Seguire una fiamma attraverso il suono che emette potrebbe risultare utile in situazioni in cui la vista non basta. Il fumo denso, la notte, terreni vasti e difficili da coprire con l’occhio umano o con le telecamere. In tutti questi casi un sistema capace di ascoltare il rombo dell’incendio offrirebbe informazioni preziose. Le onde sonore, dopotutto, non si fermano davanti a una cortina di fumo come invece succede alla luce.

La prateria scelta per l’esperimento rappresenta un ambiente adatto a questo tipo di prove. Terreno aperto, poca interferenza, condizioni relativamente controllabili. Tutti elementi che permettono di verificare se il metodo funziona davvero prima di pensare ad applicazioni su scala più ampia e in scenari più complicati.

Quello che rende interessante questa ricerca è la prospettiva di aggiungere un ulteriore strumento alla cassetta degli attrezzi di chi combatte e studia gli incendi. Non una sostituzione delle tecnologie esistenti, ma un possibile complemento. Un modo diverso di raccogliere dati, basato su qualcosa che il fuoco produce naturalmente e che finora era rimasto sostanzialmente inascoltato. Il monitoraggio acustico degli incendi potrebbe diventare, con il tempo, un tassello in più per la sicurezza e per la comprensione di come si muovono le fiamme sul territorio.

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