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IMAX, cosa cambia davvero rispetto a una sala cinema normale

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Chi ha provato a prenotare un biglietto per una sala IMAX nelle ultime settimane lo sa già: trovare posto è diventato uno sport competitivo, e non per caso. Con The Odyssey di Christopher Nolan che ha esaurito gli schermi esclusivi del circuito con mesi di anticipo, discorsi su rapporti d’aspetto, pellicole e formati sono finiti nelle conversazioni da bar. La domanda che si fa il pubblico normale, quello che al cinema ci va per godersi un film e basta, resta la stessa: cosa cambia davvero rispetto a una sala tradizionale, e vale la pena pagare di più e aspettare settimane? La risposta parte da un equivoco diffuso. IMAX non prende un film qualsiasi e lo sbatte su uno schermo più grande. Lavora a monte, insieme ai registi, durante le riprese e il montaggio, ridisegnando l’intera catena che porta l’immagine dalla macchina da presa alla platea.

Schermi che escono dal campo visivo

La differenza più evidente è geometrica. Le sale IMAX abbandonano i rapporti d’aspetto classici e adottano un 1.90:1 per il digitale e un 1.43:1 per la pellicola. Tradotto: schermi più grandi ma soprattutto proporzionalmente più alti, quasi quadrati, pensati per superare i bordi della visione periferica. Per una proiezione in 70mm si parla di superfici alte circa 18 metri e larghe 24. Quello che arriva agli occhi, poi, non è la stessa immagine ingrandita ma un’immagine diversa. Le cineprese IMAX catturano molta più informazione visiva, e questo cambia il modo di girare. Nolan lo ha spiegato bene: pianificare tutto con estrema attenzione diventa obbligatorio, perché la quantità di dettaglio raccolta è enorme e il film dovrà funzionare su schermi di forme differenti. Anche chi gira in digitale deve adattare ottiche, illuminazione e architettura sonora, visto che non basta allargare l’inquadratura e ritagliare in post produzione. I titoli marchiati “Filmed for IMAX” spingono oltre, con una collaborazione diretta durante tutta la produzione e software di rimasterizzazione forniti dall’azienda.

Non tutte le sale sono uguali

Il formato più diffuso è l’IMAX Digital, spesso ricavato adattando sale esistenti dei grandi circuiti. Usa due proiettori a lampada allo xeno, offre il rapporto 1.90:1 ma non raggiunge la risoluzione dei sistemi laser. Il laser esiste in due varianti. Il Laser GT, con due proiettori 4K, arriva ai rapporti da pavimento a soffitto e migliora colori e definizione. Le sale con laser singolo si fermano all’1.90:1, pur garantendo contrasto e luminosità superiori allo xeno. In cima alla piramide c’è la pellicola in 70mm. Il formato non è una novità, bastava andare al cinema ai tempi di 2001 Odissea nello spazio, ma IMAX lo ha ribaltato facendo scorrere la pellicola in orizzontale invece che in verticale, triplicando il processo e portando le perforazioni da cinque a quindici per fotogramma. Le bobine di The Odyssey superano i 16 chilometri di lunghezza, pesano circa 230 chili e attraversano il proiettore a velocità impressionanti. Costano parecchio: ogni copia in 70mm di Nolan si aggira sui 75.000 euro. Il regista parla di nitidezza senza paragoni, il meglio che la celluloide abbia mai raggiunto, e i numeri gli danno ragione, con una resa dichiarata dieci volte più definita di un 35mm tradizionale e l’equivalente di 18.000 pixel per fotogramma.

Perché i biglietti sono introvabili

Nel 2025 il botteghino globale si è fermato attorno agli 8,2 miliardi di euro, circa 2,3 miliardi sotto il picco pre pandemia di 10,5 miliardi. IMAX invece ha chiuso il miglior anno della sua storia, con vendite in crescita di circa il 40% rispetto all’anno precedente. Nel 2026 titoli come Spider Man Brand New Day e The Odyssey stanno spingendo il mercato americano verso il risultato migliore dal 2019, nonostante si venda circa due terzi dei biglietti disponibili. Le prenotazioni per Dune Parte 3, in uscita a dicembre, sono già partite. Il collo di bottiglia è fisico. Nel mondo esistono circa 1800 schermi IMAX, ma solo 32 sale in Nord America e 41 a livello globale supportano il 70mm, quasi tutte in grandi città. Qualche appassionato americano macina 800 chilometri per una proiezione. Il motivo è che l’azienda non costruisce un nuovo proiettore a pellicola da circa cinquant’anni, tra progetti perduti, ricambi introvabili e competenze evaporate con il passaggio al digitale. Si procede recuperando vecchie macchine, e i tecnici in grado di farle funzionare sarebbero appena 90. Dal 2023 sono state aggiunte undici sale in 70mm, mentre The Odyssey ha già superato i 320 milioni di euro di incasso.

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