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Definire “farsesca” la segretezza che circonda la richiesta di una backdoor iCloud non è esattamente linguaggio da aula di tribunale, eppure è proprio quello che un avvocato ha detto davanti ai giudici di Londra il 17 settembre 2026. A parlare era Ben Jaffey KC, in rappresentanza di due organizzazioni per le libertà civili, Privacy International e Liberty, e il bersaglio era la posizione del governo britannico, che continua a non confermare né smentire di aver ordinato ad Apple di indebolire la propria crittografia. Il punto sollevato riguarda chiunque usi il cloud di Cupertino, perché la domanda di fondo è semplice: ha ancora senso proteggere un segreto che segreto non è più.
Cosa ha chiesto davvero il governo britannico
Il documento al centro della vicenda si chiama Technical Capability Notice, in sigla TCN. È un ordine vincolante previsto dall’Investigatory Powers Act che obbliga un’azienda a costruire o mantenere la capacità tecnica di consegnare dati alle autorità del Regno Unito. Secondo gli atti depositati, l’Home Office ne ha notificato uno ad Apple nel gennaio 2025. Nella sua versione iniziale, l’ordine riguardava l’accesso ai backup cloud cifrati di tutti gli utenti iCloud nel mondo, non soltanto quelli britannici.
L’obiettivo specifico era Advanced Data Protection, la funzione opzionale di crittografia end to end che blinda i backup iCloud al punto che nemmeno Apple può leggerli. Esattamente il livello di protezione che le autorità volevano rimuovere. La risposta dell’azienda è stata di quelle che non lasciano molto spazio all’interpretazione. Invece di indebolire il sistema, Apple ha reso impossibile attivare Advanced Data Protection nel Regno Unito. Tradotto: ha preferito abbassare il livello di sicurezza offerto ai clienti britannici piuttosto che mettere mano all’architettura che protegge tutti gli altri. Un secondo TCN è arrivato nell’ottobre 2025, più circoscritto, concentrato solo sui backup cifrati degli utenti britannici. Advanced Data Protection resta comunque non disponibile nel Paese, e Apple ha impugnato entrambi gli ordini davanti all’Investigatory Powers Tribunal, la corte specializzata che si occupa dei ricorsi sull’uso dei poteri di sorveglianza.
Un segreto che ha smesso di esserlo
L’esistenza del primo TCN è diventata pubblica attraverso una fuga di notizie. Nel giro di poche ore, fonti dell’Home Office avevano già confermato la ricostruzione alla stampa. Più tardi è intervenuto anche l’Investigatory Powers Commissioner, Sir Brian Leveson, con una dichiarazione pubblica secondo cui “l’accesso legale può essere ottenuto in un modo che trova un equilibrio tra il mantenimento di una crittografia forte e la garanzia che forze dell’ordine e governo possano proteggere il pubblico da terrorismo, criminalità grave e attività statali ostili”. Per i legali delle associazioni, quella frase da sola presuppone che simili ordini esistano.
C’è poi il confronto che rende la situazione ancora più stridente. WhatsApp e Google hanno depositato dichiarazioni testimoniali davanti al tribunale confermando di non aver ricevuto alcun TCN, cosa che la legge consente loro di fare liberamente. Apple, al contrario, non può dire nulla. Jaffey ha aggiunto un dettaglio durante l’udienza del 17 settembre: l’azienda avrebbe dovuto chiedere il permesso prima di discutere del TCN con il governo statunitense, e quel permesso è stato concesso. Secondo l’avvocato, già questo passaggio dimostra che un ordine vincolante c’è.
La difesa dell’Home Office e cosa succede adesso
Per il ministero dell’Interno ha parlato Neil Sheldon KC, sostenendo che la scelta di mantenere la formula “né confermare né smentire”, in inglese NCND, non è irrazionale e non è priva di fondamento probatorio. La tesi scritta del governo è che ammettere l’esistenza di un TCN in un caso così esposto finirebbe per erodere l’intera dottrina, applicata a tutto il perimetro della sorveglianza. Il rischio indicato è che criminali e attori ostili possano dedurre quali servizi siano soggetti a ordini di accesso e quali no.
La replica di Jaffey è secca: esiste un momento in cui il NCND diventa insostenibile, e quel momento arriva quando l’informazione da proteggere circola già ovunque. La decisione del tribunale potrebbe cambiare il modo in cui ordini di questo tipo vengono resi noti nei casi ad alta visibilità. Per chi usa iCloud nel Regno Unito, intanto, non cambia niente: Advanced Data Protection resta indisponibile, e il procedimento che potrebbe riportarla o chiudere definitivamente la partita è ancora in corso.
Fonte: TecnoAndroid








