I robot umanoidi di Hyundai non sono sul tavolo delle trattative con i lavoratori in sciopero in Corea del Sud. È quanto sostiene la stessa azienda, che ha voluto mettere le cose in chiaro dopo che diverse ricostruzioni giornalistiche avevano collegato le proteste sindacali proprio al piano per portare le macchine automatizzate nelle fabbriche entro il 2028. Secondo il colosso automobilistico, invece, la questione è tutta un’altra.
Cosa chiede davvero il sindacato
La casa automobilistica coreana ha smentito con decisione le voci secondo cui gli scioperi parziali del sindacato di Hyundai Motor, avvenuti nel più grande stabilimento automobilistico al mondo situato in Corea del Sud, sarebbero nati dai timori legati all’arrivo dei robot negli Stati Uniti a partire dal 2028. In una dichiarazione, l’azienda ha spiegato che le richieste dei lavoratori riguardano principalmente questioni economiche, come aumenti salariali, bonus e l’estensione dell’età pensionabile.
“L’eventuale impiego di robot negli impianti produttivi coreani non fa parte delle attuali discussioni tra azienda e sindacato” si legge nella nota di Hyundai. Il gruppo ha ribadito l’impegno verso un dialogo costruttivo e verso un accordo che tuteli gli interessi a lungo termine sia dei dipendenti che dell’impresa. Il piano attuale, ha precisato, copre soltanto il primo impiego del robot umanoide Atlas presso Metaplant America, la fabbrica di veicoli elettrici vicino a Savannah, in Georgia, il cui debutto è fissato appunto per il 2028. Ogni decisione futura sull’uso di Atlas in altri stabilimenti, secondo l’azienda, verrà presa con attenzione e in accordo con i rappresentanti dei lavoratori dei singoli siti.
C’è però chi legge la vicenda in modo diverso. Alcune ricostruzioni hanno descritto le richieste del sindacato come “senza precedenti”, volte a inserire tutele occupazionali pensate per l’era dei robot e dell’intelligenza artificiale. In pratica, certe rivendicazioni economiche sarebbero una sorta di paracadute contro la possibile riduzione delle ore di lavoro causata dall’automazione. Non è un dettaglio da poco, visto che il sindacato aveva già avvertito Hyundai sulla necessità di trattare, dopo la presentazione del modello di produzione di Atlas al Consumer Electronics Show di Las Vegas lo scorso gennaio. Il robot, va ricordato, è stato sviluppato da Boston Dynamics, ormai controllata al 100 per cento dal gruppo coreano.
La legge che cambia le regole del gioco
Il messaggio del sindacato è stato piuttosto netto. “Ricordate che senza un accordo tra azienda e lavoratori, nemmeno un robot con la nuova tecnologia potrà entrare nei luoghi di lavoro” hanno scritto in una lettera interna. Nel frattempo azienda e sindacato stanno valutando una riforma salariale che dovrebbe garantire agli operai maggiore stabilità di reddito anche dopo l’arrivo dei robot umanoidi. Il meccanismo prevede la conversione della paga oraria per straordinari e turni notturni in salari fissi, anche se diversi esperti hanno avvertito che una simile revisione potrebbe pesare sulla produttività dell’azienda.
Tutto questo si inserisce in un contesto più ampio. La Corea del Sud ha visto un’ondata di trattative sindacali da quando, nel marzo del 2026, è entrata in vigore una nuova legge sul lavoro. La cosiddetta “legge della busta gialla” amplia i diritti dei lavoratori in subappalto e limita la possibilità per i datori di lavoro di chiedere risarcimenti ai sindacati in caso di scioperi. La stessa norma potrebbe rallentare il passaggio al lavoro robotizzato, perché riconosce come materia di contrattazione collettiva le decisioni aziendali che incidono in modo significativo sulle condizioni di lavoro. Tradotto: qualsiasi grande progetto di automazione deve essere negoziato con i lavoratori in carne e ossa.
Sul fronte americano la situazione è diversa. Gli operai dello stabilimento Metaplant in Georgia, il primo che userà i robot Atlas, non sono sindacalizzati. Ma United Auto Workers, il sindacato che rappresenta circa 400.000 lavoratori del settore auto tra Stati Uniti, Canada e Porto Rico, ha già provato a organizzarli. E durante il congresso costituzionale tenutosi a Detroit nel giugno del 2026, il presidente Shawn Fain aveva messo in guardia contro “la minaccia della robotica umanoide e dell’automazione di massa” per l’occupazione e le retribuzioni dei lavoratori.


