Il mercato tecnologico ha bisogno di più produttori di DRAM, e ne ha bisogno con un’urgenza forse mai vista prima. Chi segue l’andamento dei prezzi lo sa bene, i costi della memoria sono schizzati alle stelle sulla spinta della domanda incessante legata all’infrastruttura per l’intelligenza artificiale. Ogni dispositivo consumer che dipende dalla RAM è passato da gonfiato a inaccessibile, trimestre dopo trimestre, senza quasi nessun segnale di tregua. Ed è proprio per questo che una notizia arrivata da Shenzhen merita attenzione, anche se per ora resta nel campo delle indiscrezioni.
Secondo dettagli fatti circolare da diversi analisti del settore dei semiconduttori su X, il governo cinese, il produttore di memoria SwaySure e il colosso tecnologico Huawei avrebbero stretto una partnership per aprire uno stabilimento di produzione di memoria da 12 pollici. Se questi resoconti dovessero reggere, potrebbero cambiare l’economia della memoria per anni a venire, ma non necessariamente nel modo che tutti sperano.
Huawei: un impianto che segue uno schema già visto
La storia è partita da alcuni analisti su X, in particolare Jukan di Citrini e Dan Nystedt di TriOrient, secondo i quali Huawei vorrebbe produrre DRAM attraverso una joint venture con SwaySure, azienda con base a Shenzhen. Stando ai loro report, l’impianto sfrutta una fabbrica di wafer da 12 pollici costruita su processo a 28nm, concentrata soprattutto sulla DRAM, con un obiettivo finale di produzione di 140.000 wafer al mese. SwaySure non è certo un nome sconosciuto. È stata registrata a Shenzhen nel marzo 2022, sarebbe sostenuta dal governo municipale e compare accanto a Huawei nella Entity List del Dipartimento del Commercio statunitense, segno che Washington ha collegato le due realtà.
Qui però la storia si fa meno lineare. Nessuna di queste affermazioni è stata confermata in modo indipendente, e molti dettagli tecnici che girano online risalgono a un unico account su X. Huawei in passato ha negato di gestire la rete più ampia di fabbriche sostenute dallo stato di cui parlano gli analisti. Persino la cifra spesso citata dei 140.000 wafer al mese non è nuova, e i registri pubblici indicano che la linea di produzione di SwaySure sia già operativa. Ciò che dà peso al racconto è che Huawei ha passato anni a costruire questo tipo di ecosistema domestico di semiconduttori attraverso partner apparentemente indipendenti.
Il vero obiettivo sono i chip AI, non la RAM per i consumatori
La logica che gli analisti continuano a ribadire ha poco a che fare con la memoria per il grande pubblico. Gli acceleratori Ascend di Huawei richiedono memoria ad alta larghezza di banda, la cosiddetta HBM, e i controlli statunitensi sulle esportazioni hanno di fatto tagliato fuori le realtà cinesi dall’acquisto di HBM da Samsung o SK Hynix. Costruire da soli quella fornitura risolve un problema che il potere d’acquisto non può risolvere. Ecco perché questa spinta sulla DRAM viene letta come un tentativo di garantirsi HBM interna per il silicio Huawei, più che di inondare il mercato di DDR5 a basso costo.
L’ambizione non nasce solo dall’ultimo leak. Huawei ha presentato la sua HBM sviluppata internamente, la HiBL 1.0, lo scorso settembre, con 128GB di capacità e 1,6TB/s di banda per i chip Ascend 950PR. Un’azienda storicamente priva di fabbriche proprie sta ora mettendo insieme i pezzi per produrre memoria in casa, e se ci riuscisse affiancherebbe Samsung come una delle poche realtà al mondo capaci di produrre CPU, SSD e DRAM. Il problema è il tempo. Anche una linea DRAM a 28nm funzionante è lontana anni luce dalla produzione di massa di HBM, con tutte le sfide legate a impilamento, bonding e rese.
Più DRAM cinese in arrivo, ma i prezzi caleranno?
Questo sviluppo non sembra un caso isolato. CXMT, il più grande produttore cinese di DRAM, viaggia già intorno ai 265.000 wafer avviati al mese secondo le stime, ed è previsto arrivare a 350.000 entro fine anno, avvicinandosi ai 385.000 stimati per Micron. L’azienda dovrebbe quotarsi allo Star Market di Shanghai entro il mese, nella più grande IPO in azioni di categoria A dell’anno, raccogliendo circa 7,3 miliardi di euro destinati soprattutto a capacità produttiva e ricerca. Gli analisti stimano che possa arrivare a coprire circa il 17% dell’offerta globale di DRAM entro il 2028.
Sul fronte consumer i segnali ci sono già. Corsair ha aumentato il ricorso a chip prodotti da CXMT come via di fuga dai prezzi record della DDR5. Il punto, però, è che gran parte di questa nuova capacità dovrebbe essere assorbita dalla domanda interna cinese, non dal sollievo alla carenza globale. Ogni stretta nel mercato consumer si è sempre chiusa in modi prevedibili, con la domanda che si stabilizza oppure con nuova offerta che incrina i prezzi dell’oligopolio. Stavolta l’oligopolio sembra affrontare la prima sfida credibile alla sua disciplina sulla capacità da decenni, e arriva da un paese che costruisce fabbriche molto più in fretta di quanto la concorrenza possa sperare di eguagliare.


