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Guns of Eschaton: sparatutto soulslike western in arrivo nel 2026

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Il Future Games Show della Gamescom 2026 ha riservato uno degli spazi più interessanti a Guns of Eschaton, uno sparatutto in prima persona che prende la struttura tipica dei soulslike e la trasporta in un Vecchio Sud stravolto, mistico, praticamente irriconoscibile. Il trailer mostrato durante l’evento è tutto fuorché contemplativo, e ha confermato anche la finestra di uscita: il gioco arriverà entro la fine del 2026.

Dietro la direzione artistica c’è un nome che per molti appassionati vale già da solo il prezzo del biglietto, ovvero Viktor Antonov, l’uomo che ha dato forma alla Dunwall di Dishonored e alla City 17 di Half Life 2. Due luoghi che chiunque li abbia attraversati ricorda ancora, non tanto per quello che ci si faceva dentro, ma per come erano costruiti. Aspettarsi qualcosa di simile qui non è un azzardo.

Un western dopo il Rogo, tra polvere e mostri

L’ambientazione di Guns of Eschaton parte da un evento chiamato il “Rogo”, una catastrofe di natura mistica che ha piegato e deformato tutto quello che c’era prima. Miti, fazioni, perfino figure storiche: nulla è rimasto come lo si conosceva. La frontiera americana diventa così una terra di polvere e sangue, popolata da creature che non dovrebbero esistere e da poteri antichi che si sono spartiti il territorio. Il protagonista, però, non è l’eroe indistruttibile che il genere western ha abituato a immaginare. È un uomo comune, fragile, chiaramente sopraffatto dagli eventi, e il suo obiettivo è banalmente uno: tornare a casa. Per farlo deve attraversare insediamenti ridotti in macerie, strade che nella nuova mitologia locale hanno assunto un peso leggendario, e regioni dove il comando ce l’ha qualcosa di molto più vecchio degli uomini. Questa scelta narrativa, per come viene presentata, sembra pensata per amplificare il senso di vulnerabilità che è poi il motore di tutta la parte giocata.

Ogni proiettile conta, e non è un modo di dire

Sul fronte del gameplay, il combattimento segue in modo abbastanza dichiarato la filosofia soulslike, applicata però a uno sparatutto. Le munizioni non sono una risorsa infinita da svuotare addosso al primo nemico che compare, anzi. Ogni colpo va pesato, ogni arma ha una sua personalità e un suo comportamento, e ogni avversario chiede di essere studiato prima che affrontato. Precisione e tattica contano più della velocità di reazione, almeno secondo quanto mostrato finora.

L’arsenale a disposizione supera le venti armi del XIX secolo, ciascuna con caratteristiche proprie e limiti da imparare a gestire. Non c’è l’arma definitiva che risolve tutto, il senso è piuttosto capire quale strumento serve in quale momento. Il sistema di progressione permette poi di costruire build personalizzate mescolando abilità attive e passive, talismani, armature, consumabili e proiettili speciali. Il dettaglio più curioso riguarda il tamburo del revolver, che viene trattato come una sequenza strategica di risorse: la scelta di quale proiettile caricare e in quale ordine diventa parte del ragionamento tattico, non un passaggio automatico.

Da soli, in compagnia o gli uni contro gli altri

Chi preferisce affrontare la traversata in solitudine potrà farlo senza compromessi, ma Guns of Eschaton prevede anche una modalità cooperativa e una componente PvP. Tre approcci diversi allo stesso mondo, con l’idea che la difficoltà del sistema di combattimento regga sia il confronto con l’intelligenza artificiale sia quello con altri giocatori.

Il lancio è previsto entro la fine del 2026 su PS5, Xbox Series X|S e PC tramite Steam. Una finestra ancora piuttosto ampia, che lascia spazio a ulteriori presentazioni prima dell’uscita effettiva, ma che al momento rappresenta l’unico riferimento temporale confermato dal team. Il trailer del Future Games Show resta il modo migliore per farsi un’idea del tono: molto ritmo, molta violenza, e un’estetica che tradisce chiaramente la mano di chi l’ha immaginata.

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