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Disney+ nel mirino di InterDigital: il 4K finisce sotto accusa

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Il braccio di ferro tra Disney+ e InterDigital sul 4K si allarga, con un nuovo procedimento legale avviato contro la casa di Topolino e un’accusa che tocca un punto tecnico delicato, cioè il codec video usato per comprimere i film e le serie prima che arrivino sui televisori di casa. Secondo InterDigital, anche l’utilizzo del codec VP9 violerebbe i propri brevetti, il che significa che la disputa non riguarda più soltanto una tecnologia specifica ma si estende agli strumenti alternativi a cui una piattaforma potrebbe pensare di appoggiarsi per aggirare il problema.

La società che detiene i brevetti ha accompagnato l’iniziativa con una richiesta molto diretta, chiedendo a Disney di smettere di danneggiare i propri clienti e di sedersi al tavolo per trovare un accordo di lungo termine. Un messaggio che, letto tra le righe, sposta la responsabilità del disagio sugli abbonati direttamente sulle spalle dell’azienda americana, dipingendo la trattativa come qualcosa che potrebbe chiudersi in fretta se solo ci fosse la volontà di firmare.

Perché il codec conta più di quanto sembri

Per chi guarda un film la sera sul divano, la parola codec non significa quasi nulla. Eppure è lì che si gioca tutto. Un codec è il sistema che comprime il video per farlo viaggiare in rete senza occupare una quantità assurda di banda e poi lo ricostruisce sullo schermo. Più la risoluzione sale, più questo lavoro diventa pesante, e il salto verso il 4K è esattamente il momento in cui la compressione diventa determinante. Tolta la possibilità di usare una certa tecnologia, una piattaforma di streaming si trova davanti a un bivio poco piacevole, cioè cercare un’alternativa oppure rinunciare alla qualità più alta. Ed è qui che l’affondo su VP9 pesa parecchio. Se anche quella strada viene contestata sul piano dei brevetti, il margine di manovra si restringe. Non si tratta di una questione puramente teorica, perché l’esito di contenziosi del genere si traduce quasi sempre in qualcosa di molto concreto per chi paga l’abbonamento, dalla qualità dell’immagine disponibile fino ai costi che, prima o poi, tendono a rifluire sui listini.

Una trattativa che si combatte anche a colpi di comunicati

Le vertenze sulla proprietà intellettuale nel mondo dell’intrattenimento hanno una loro coreografia abbastanza riconoscibile. Si apre un fronte legale, si allarga il perimetro delle accuse, si alza il prezzo del disaccordo fino a rendere l’accordo più conveniente della guerra. La dichiarazione di InterDigital, con quel riferimento esplicito ai clienti danneggiati, va letta anche in questa chiave, perché serve a costruire pressione pubblica oltre che giuridica.

Dall’altra parte c’è un colosso che non ha certo l’abitudine di cedere alla prima richiesta e che gestisce accordi di licenza su scala globale, con implicazioni che vanno ben oltre un singolo mercato. Ogni concessione fatta a un titolare di brevetti diventa un precedente per tutti gli altri, e questo spiega perché trattative apparentemente semplici si trascinino per mesi. Nel frattempo il nodo resta quello di partenza, cioè la disponibilità del 4K su Disney+ e la tecnologia con cui viene distribuito. Il nuovo procedimento aggiunge un capitolo a una vicenda che è cresciuta di dimensione, passando da una singola contestazione a un contenzioso che coinvolge più codec e quindi più possibili soluzioni tecniche. InterDigital ha messo sul tavolo la propria richiesta di un’intesa di lungo periodo, indicando quella come la via per chiudere la partita.

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