GTA 6 è già il videogioco più chiacchierato di questa generazione, e lo è diventato ancora prima di finire negli scaffali. Non tanto per i suoi meriti sul campo, che restano tutti da dimostrare al di là dell’attesa smisurata, quanto per il ruolo che ricopre nel disegnare il futuro di come giocheremo. In pratica è uno dei precursori della strategia che Sony ha intenzione di applicare alle sue console a partire dal 2028, cioè il salto verso un mondo esclusivamente digitale. E questa transizione, come vedremo, porta con sé qualche stranezza a dir poco spiazzante.
Una copia fisica che scade, cosa sta succedendo in Giappone
Immaginate di dover controllare la data di acquisto di un gioco fisico per non rischiare di portarvi a casa una copia ormai scaduta e inutilizzabile. Sembra assurdo, eppure in Giappone diventerà realtà. Rockstar ha confermato che le copie fisiche di GTA 6 per PlayStation 5, quelle che contengono soltanto il codice per scaricare il gioco, avranno una finestra temporale davvero risicata. Il codice potrà essere riscattato solo entro 170 giorni dalla data di lancio, fissata al 19 novembre 2026.
Qui la questione si fa interessante. Sappiamo tutti che un codice digitale ha una scadenza entro cui va attivato, ma di norma parliamo di almeno un anno di tempo, a volte pure di più. Vedere una durata così breve per le copie giapponesi colpisce parecchio, e spingerà chi arriva dopo il day one a verificare con attenzione che la copia comprata sia ancora effettivamente riscattabile. Un dettaglio che fino a poco tempo fa nessuno avrebbe mai considerato entrando in un negozio.
Perché solo PS5 e non Xbox
Rockstar ha messo le cose in chiaro anche su un altro punto. Questa politica riguarda soltanto le copie PS5, mentre quelle Xbox non avranno né limite regionale né temporale. La spiegazione, in fondo, è più semplice di quanto sembri. Secondo quanto indicato dall’azienda, la scelta nasce dalla necessità di adeguarsi ad alcune normative regionali in vigore in Giappone. Quindi non è una decisione presa direttamente da Rockstar o da Sony, anche se va detto che una vera copia fisica avrebbe risolto il problema alla radice, e su questo il peso resta comunque sulle spalle di Rockstar e Take-Two.
Senza addentrarsi troppo nella normativa nipponica, è plausibile che esistano regole stringenti sul ciclo di vita dei codici legati ai prodotti digitali venduti in Giappone. Il motivo per cui la cosa tocca solo PS5 è pratico: serve acquistare una copia giapponese per poterla registrare sul proprio account nipponico. Nel caso di Xbox, invece, data anche la sua presenza quasi inesistente su quel mercato, sembra che tutto sia stato gestito con codici region free, che con ogni probabilità aggirano l’ostacolo.
Parliamo comunque di un fenomeno circoscritto al solo mercato giapponese, come ribadito da Rockstar stessa, che sottolinea l’assenza di problemi analoghi nel resto del mondo. Rimane però l’immagine plastica del perché il passaggio al solo digitale rappresenti una perdita netta in termini di scelte e libertà per chi acquista, complici anche effetti collaterali che non dipendono sempre da chi prende certe decisioni, ma dal contesto che ci gira intorno.


