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Google porta l’AI a scuola: Gemini, Classroom e AI Plus gratis

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L’intelligenza artificiale entra tra i banchi con un ruolo diverso rispetto al passato, e Google ha scelto di mettere ordine nel proprio arsenale scolastico presentando durante un incontro online con i suoi esperti una serie di novità che toccano Gemini, la Ricerca, Classroom e i Chromebook. L’idea di fondo è semplice da riassumere e complicata da realizzare, cioè far uscire l’AI dalla casella del chatbot generalista per trasformarla in un compagno di studio per gli studenti e in un assistente vero per chi insegna. Agli studenti idonei arriva anche l’accesso senza costi a Google AI Plus, con limiti di utilizzo più alti e 400 GB di spazio di archiviazione.

Studio personalizzato, test e ricerche che diventano conversazione

La novità più concreta per chi studia riguarda i notebook di studio dentro Gemini, pensati per capire cosa uno studente sa davvero e dove invece restano i buchi. Il sistema propone test, individua punti di forza e lacune, poi costruisce brevi piani di studio calibrati sugli obiettivi personali. La logica ricorda quella di un insegnante privato in versione digitale, che prima verifica la preparazione e solo dopo decide su quali argomenti insistere. Si allarga anche Gemini Live. Gli studenti potranno riprendere i report prodotti con Deep Research mentre sono in movimento, discuterli, farci domande sopra, trasformando di fatto una ricerca generata dall’AI in una conversazione a voce.

Cambia pelle pure la Ricerca Google, che punta sempre più a diventare un ambiente di apprendimento invece che un semplice elenco di link. Sarà possibile creare visualizzazioni interattive per afferrare concetti complessi, fare quiz di esercitazione su materie diverse compresi i test standardizzati, e usare Lens per affrontare un problema passo dopo passo. La differenza rispetto alla vecchia ricerca sul web non è cosmetica. Non si tratta più di trovare la pagina che contiene la risposta, ma di costruire il percorso che porta alla risposta, una specie di lavagna digitale accesa sopra il motore di ricerca.

Il docente al centro, con Classroom collegato a Gemini

La parte più interessante riguarda però gli insegnanti, e qui Google ripete un principio quasi ossessivamente, cioè che l’AI in classe deve essere guidata dal docente. Dentro Google Classroom sarà possibile creare guide di studio interattive, materiali per preparare quiz e attività su misura. Soprattutto, l’insegnante potrà decidere quali materiali didattici l’AI può usare, in modo che Gemini resti dentro il perimetro del programma scolastico stabilito dal professore. Il sistema restituirà anche informazioni su come gli studenti usano quei materiali, sia singolarmente sia come classe intera. Tradotto, una fotografia più nitida dei punti in cui il gruppo rallenta o si blocca.

Arriva poi un’app Classroom collegata a Gemini, capace di usare in modo sicuro compiti, voti e materiali già presenti nell’ambiente scolastico per analizzare i progressi e generare nuove attività personalizzate. Sul tema più delicato, quello dei dati, Google mette per iscritto che le informazioni di Workspace for Education impiegate da questi strumenti non vengono usate per addestrare i modelli. L’app parte a livello globale in inglese per gli utenti di Google Workspace for Education con più di 18 anni.

Distrazione, schermi bloccati e il pezzo tecnico che conta davvero

Resta il problema più antico della scuola digitale, la distrazione. Se lo stesso schermo contiene libro di testo, Gemini, YouTube e tutto il resto di Internet, la tentazione di cambiare finestra è praticamente incorporata nell’hardware. La risposta è la Modalità Focus di Class Tools sui Chromebook, che consente al docente di bloccare gli schermi sull’attività scelta, per esempio su Gemini Notebook, oppure di dare supporto durante un esercizio tenendo la classe dentro il materiale approvato. Una nuova modalità di Apprendimento Guidato offrirà assistenza in tempo reale durante le attività.

Nei prossimi mesi è previsto anche un server MCP, sigla che sta per Model Context Protocol, per Google Classroom. Serve a far collegare in modo controllato sistemi esterni a dati e strumenti, quindi anche piattaforme EdTech di terze parti potranno agganciarsi al contesto presente in Classroom. È la novità meno appariscente del pacchetto e probabilmente la più strategica, perché sposta la partita dalla bravura del chatbot nel rispondere alla sua capacità di conoscere programma, materiali, compiti e livello reale della classe.

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