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Google Play, arriva l’API che rivela la fascia d’età degli utenti

Google Play sta per portare in tutto il mondo un sistema che consente alle app Android di scoprire la fascia d’età di chi le usa, senza dover per forza mettere le mani sulla data di nascita. Il meccanismo si chiama Play Age Signals API e dopo il debutto in Brasile arriverà in Australia e Canada entro metà agosto 2026, per poi estendersi agli altri Paesi nel corso dell’anno. Un cambiamento che tocca da vicino il modo in cui il sistema operativo tratta la protezione dei più giovani.

Per anni gli sviluppatori hanno dovuto arrangiarsi quasi solo con l’età dichiarata in fase di registrazione, con i controlli interni oppure con le impostazioni del negozio. Qualcosa si era già mosso nel 2017 con Family Link, quando Google iniziò ad accentrare alcune di queste funzioni. La differenza adesso è che l’informazione finisce direttamente dentro le singole applicazioni, dove può incidere su contenuti, funzioni sociali, impostazioni di sicurezza e procedure di consenso.

Come funziona la verifica dell’età

Il principio è tutto sommato lineare. L’app interroga Google Play mentre gira e riceve, se l’utente o un genitore ha dato il via libera, una fascia d’età tra quelle predefinite: 0-12, 13-15, 16-17 e 18+. In pratica non serve conoscere la data di nascita precisa, un dato ben più delicato di quanto occorra per decidere se aprire una chat pubblica, limitare certi video o disattivare gli acquisti più a rischio.

C’è anche margine di personalizzazione. Dalla Play Console gli sviluppatori possono impostare fino a tre età minime, distanziate di almeno due anni, con la possibilità di modificare la configurazione una volta all’anno.

Da dove arriva il segnale sull’età

Sul piano tecnico la documentazione parla di una struttura a due funzioni, disponibile con la libreria com.google.android.play:age-signals:0.0.4. Il supporto parte da Android 6.0, cioè il livello API 23, e copre smartphone, tablet e pieghevoli distribuiti tramite lo store.

La prima chiamata non consegna subito tutto, ma restituisce uno stato. SHARED significa che la condivisione dell’età è consentita, NOTSHARED indica che l’utente o il genitore non ha autorizzato l’accesso, mentre VERIFICATIONREQUIRED compare quando l’età non è nota e la normativa in vigore richiede una verifica o l’attivazione della supervisione.

Oltre alla fascia d’età, la risposta contiene il campo ageRangeSource, ovvero la fonte usata per stabilire l’età. Qui Google adotta quattro livelli, da TIERA a TIERD, che raccontano quanto è affidabile il dato. TIERA corrisponde all’età autodichiarata dall’utente. TIERB è il dato gestito da un genitore o tutore. TIERC comprende verifiche o stime basate su carta di credito, indirizzo email, analisi di un selfie, documento pubblico oppure identificativo fiscale. TIERD è il livello più solido, perché può nascere dalla combinazione di documento e selfie o dall’uso di un’identità digitale.

Un servizio ad alto rischio può pretendere una fascia d’età ricavata proprio tramite identità digitale. Al contrario, imporre sempre il livello massimo per una funzione banale renderebbe l’esperienza molto più macchinosa. La scelta di quale livello accettare resta comunque in mano allo sviluppatore.

Niente pubblicità né profilazione

I termini di servizio fissano paletti chiari. Le informazioni ottenute servono soltanto a costruire esperienze adeguate all’età e a rispettare le leggi applicabili. Google vieta l’uso per pubblicità, marketing, profilazione e analisi statistiche, e i segnali possono essere sfruttati unicamente dall’app che li richiede.

La libreria client, stando alla sezione Data safety, non raccoglie di per sé dati sul proprio utilizzo. La comunicazione avviene a runtime con il Play Store, che poi gestisce i suoi processi secondo le condizioni del servizio Google Play. Lo sviluppatore rimane responsabile delle informazioni inserite nella sezione Sicurezza dei dati e del trattamento fatto dopo aver ricevuto la risposta.

Chi non rispetta le condizioni rischia grosso. Si va dalla revoca dell’accesso all’API alla sospensione dell’app, fino alla rimozione da Android. Avere a disposizione il dato sull’età, insomma, non significa affatto poterlo riutilizzare come si vuole.

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