In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Una vulnerabilità nel modem di alcuni Google Pixel è stata sfruttata davvero, non solo in teoria, e l’azienda lo ha confermato senza troppi giri di parole. La falla è stata chiusa con le patch di sicurezza di Android di settembre, un aggiornamento particolarmente pesante che ha sistemato oltre 200 bug. Secondo quanto dichiarato, il numero di dispositivi effettivamente compromessi resta comunque “limitato”.
Il problema è catalogato con il codice CVE-2026-58704 e appartiene a quella categoria di falle che fanno alzare un sopracciglio anche a chi lavora nel settore da anni. Il motivo sta in una parola sola, usata in gergo tecnico: zero-click. Significa che per portare a termine l’attacco non serve alcuna azione da parte di chi possiede il telefono. Nessun file da aprire, nessun link sospetto su cui cliccare, nessuna app da installare. Niente. L’attacco funziona da remoto e l’utente, nella pratica, non si accorge di nulla.
Come funziona la falla nel modem dei Pixel
Alla base di tutto c’è un errore logico nel modem cellulare, quel componente che gestisce le comunicazioni radio dello smartphone. Questo errore consente di aggirare alcuni controlli di autorizzazione e, di conseguenza, apre la porta a una privilege escalation. In termini più semplici, un malintenzionato può ottenere permessi che normalmente non avrebbe, senza mai mettere fisicamente le mani sul dispositivo e senza che il proprietario ne sia informato.
C’è però un elemento che ridimensiona un po’ la portata del rischio. La classificazione tecnica della vulnerabilità indica che l’attacco deve partire da una posizione vicina al bersaglio. Tradotto, chi attacca deve trovarsi nel raggio d’azione di tecnologie a corto raggio come Wi-Fi, Bluetooth o eventualmente UWB. Non è quindi qualcosa che può essere lanciato dall’altra parte del mondo con un clic, e questo spiega anche perché i casi documentati siano pochi e circoscritti.
Google ha parlato esplicitamente di possibili episodi di exploit limitato e mirato, un’espressione che nel linguaggio della sicurezza informatica suggerisce operazioni chirurgiche contro bersagli selezionati piuttosto che campagne di massa. Il resto, però, rimane avvolto nel silenzio. L’azienda non ha diffuso dettagli tecnici sufficienti per capire con precisione come la falla sia stata usata, quali modelli della gamma siano stati colpiti e chi ci sia dietro questi attacchi.
L’allarme delle autorità statunitensi
Il caso non è passato inosservato oltreoceano. La Cybersecurity and Infrastructure Security Agency statunitense ha inserito CVE-2026-58704 nel proprio elenco delle vulnerabilità note per essere state sfruttate attivamente, un catalogo che le amministrazioni pubbliche americane devono monitorare con attenzione. L’agenzia descrive il problema come una vulnerabilità di autorizzazione impropria presente nel modem cellulare dei dispositivi Pixel e mette in evidenza quanto questo tipo di falle possa risultare pericoloso per le organizzazioni pubbliche.
Il punto delicato, in effetti, è proprio questo. Una vulnerabilità che colpisce il modem e non richiede alcuna interazione rappresenta lo scenario ideale per chi fa spionaggio mirato, perché non lascia tracce evidenti e non dipende dalla disattenzione della vittima. Per questo l’inserimento nella lista dell’agenzia federale non è un passaggio burocratico ma un segnale concreto rivolto a enti e aziende che gestiscono informazioni sensibili.
Chi possiede un Pixel ha una sola cosa da fare, e riguarda l’aggiornamento di settembre. Le patch distribuite in quel ciclo contengono la correzione, insieme alla lunga lista di altri interventi che rendono questo pacchetto uno dei più corposi degli ultimi tempi. Senza quell’aggiornamento installato, il dispositivo resta esposto alla stessa falla che è già stata usata contro un numero circoscritto di utenti.








