Vai al contenuto
Offerte

Google Pixel 11, il Tensor G6 delude: niente 2 nm e meno RAM

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Chi si aspettava un salto generazionale vero e proprio con Pixel 11 dovrà rivedere le proprie previsioni, perché il chip che doveva fare la differenza si è rivelato meno ambizioso del previsto. Il Tensor G6, presentato come uno dei pilastri hardware di questa generazione, non porta con sé quella transizione tecnologica che in molti davano ormai per acquisita. E il risultato è un telefono difficile da amare, almeno per chi ha in tasca un flagship recente e sta valutando se valga la pena cambiare.

La questione ruota tutta attorno al processo produttivo. Il Tensor G6 era atteso al passaggio dai 3 nanometri di TSMC al nodo a 2 nanometri, considerato il vero punto di svolta. A raffreddare gli entusiasmi ci ha pensato Peng Yu chun, vicepresidente hardware di Google, che ha confermato come il chip sia costruito sull’ultimo processo di classe 3 nanometri dell’azienda taiwanese. Niente 2 nanometri, quindi, e un’aspettativa che si sgonfia nel giro di una dichiarazione.

RAM ridotta e prezzi in salita, il conto si fa salato

A complicare il quadro c’è un altro dettaglio che non è passato inosservato: le versioni base di Pixel 11 Pro e Pro XL scendono da 16 GB a 12 GB di RAM. Un taglio che, sulla carta, solleva più di un dubbio sulle prestazioni, soprattutto considerando quanto Google punti sull’elaborazione locale dei modelli di intelligenza artificiale.

Google, dal canto suo, invita a non allarmarsi. L’azienda sostiene che il team di ingegneria ha lavorato sull’ottimizzazione dell’interfaccia, sulla gestione della memoria e sull’architettura hardware e software per garantire prestazioni migliori. Un portavoce aveva già spiegato che l’integrazione stretta tra le due componenti permette ai modelli di intelligenza artificiale di girare in modo efficiente.

Le parole ufficiali arrivate ad agosto 2026 sono piuttosto chiare sul contesto: il settore tecnologico sta affrontando una grave carenza di RAM legata ai fornitori, e questo ha imposto un aggiustamento dei prezzi e delle configurazioni di memoria su Pixel 11. L’azienda parla di un approccio full stack che consente di ottimizzare il modo in cui i modelli si caricano ed eseguono, mantenendo l’hardware snello e reattivo. E promette che, grazie all’ottimizzazione software e silicio, i modelli Pro di quest’anno risulteranno più veloci e fluidi rispetto ai corrispettivi da 256 GB dello scorso anno.

Numeri ufficiali contro benchmark, due storie diverse

I punteggi trapelati dai benchmark raccontano una storia meno entusiasmante, con guadagni definiti marginali rispetto al Tensor G5. Le cifre diffuse da Google, invece, dipingono un quadro decisamente più roseo: CPU più veloce del 25%, 50% di potenza in più sulla TPU e attività legate all’intelligenza artificiale eseguite fino a 3,5 volte più rapidamente.

Non tutto ruota comunque attorno alla pura velocità. Al Tensor G6 viene attribuito anche un ampliamento del range dello zoom digitale, mentre l’ISP, il processore dedicato al segnale d’immagine, è stato aggiornato per migliorare le fotografie in condizioni di scarsa illuminazione.

C’è un tema che si ripete di anno in anno con i chip di Google. L’azienda non ha mai puntato a costruire il processore più potente in assoluto, e con il senno di poi era piuttosto improbabile che fosse proprio Google la prima a portare sul mercato un chip a 2 nanometri. La definizione ufficiale parla di un motore progettato con uno scopo preciso, pensato per rendere Pixel 11 più intuitivo, fluido e utile nell’uso quotidiano.

Il problema è che il pacchetto complessivo inizia a pesare. Aggiornamenti contenuti sul fronte del silicio, memoria RAM ridotta sulle configurazioni d’ingresso e un rincaro di circa 90 euro sul prezzo di listino formano una combinazione che diventa sempre più difficile da giustificare, soprattutto per chi arriva dalla generazione precedente e cercava un motivo concreto per aggiornare.

Condividi:
42 Condivisioni