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Google Pics, il nuovo rivale di Canva punta tutto sull’AI

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Con l’arrivo di Google Pics, l’azienda di Mountain View mette sul tavolo un nuovo strumento di creazione grafica pensato per chi vuole sfornare in pochi clic quelle locandine generate con l’intelligenza artificiale che ormai circolano ovunque sui social. Non capita spesso che Google aggiunga un tassello inedito alla propria suite di software, e già questo basta a rendere la notizia interessante. Il posizionamento, però, è ancora più chiaro: si tratta di un concorrente diretto di Canva, con l’AI infilata praticamente in ogni angolo dell’esperienza.

Chi bazzica Instagram, LinkedIn o i gruppi di messaggistica ha imparato a riconoscerle al volo. Poster con font imponenti, sfondi sfumati, ritratti che sembrano dipinti a mano ma non lo sono affatto. Le cosiddette affiche IA, o se si preferisce le locandine generate dall’intelligenza artificiale, sono diventate una specie di linguaggio visivo condiviso, riconoscibile e replicabile all’infinito. Google Pics nasce esattamente dentro quel filone, con l’obiettivo dichiarato di rendere la produzione di quelle immagini ancora più immediata.

Google Pics: un rivale dichiarato di Canva

Il paragone con Canva non è casuale né forzato. La piattaforma australiana ha costruito il proprio successo su un’idea semplice, cioè permettere a chiunque, anche a chi non ha mai aperto un programma di grafica professionale, di realizzare presentazioni, post e volantini decenti senza impazzire. Google arriva su quel terreno con un vantaggio non da poco, ovvero un ecosistema già frequentato quotidianamente da centinaia di milioni di persone tra ricerca, documenti e servizi cloud.

La differenza sostanziale, almeno stando a come viene presentato, sta nel peso dell’intelligenza artificiale. Non un accessorio piazzato in un menù laterale, ma il motore stesso dello strumento. Un approccio che ricalca la direzione presa da Mountain View un po’ ovunque negli ultimi tempi, dove l’AI smette di essere una funzione tra le tante e diventa il modo predefinito di interagire con il prodotto.

Perché tutti i poster si assomigliano

C’è un effetto collaterale che vale la pena sottolineare, ed è quello dell’omologazione. Quando lo strumento suggerisce, completa e decide al posto dell’utente, il risultato tende a convergere verso uno stile riconoscibile. È il motivo per cui certe locandine sembrano uscite tutte dalla stessa fabbrica, indipendentemente da chi le abbia realizzate. Pics si inserisce in questa dinamica accelerandola, perché più il processo è semplice, più cresce il numero di persone che produce contenuti simili tra loro.

Non è necessariamente un difetto, va detto. Per chi gestisce una piccola attività, per chi organizza un evento di quartiere o per chi deve preparare una comunicazione interna in fretta, avere un risultato pulito e presentabile in tempi rapidissimi vale più dell’originalità assoluta. La grafica professionale resta un mestiere, ma il bacino di chi ha bisogno di un’immagine decente senza commissionarla a nessuno è enorme, e cresce di anno in anno.

Il lancio di un nuovo strumento firmato Google raramente passa inosservato, soprattutto quando va a pestare i piedi a un servizio consolidato come quello di Canva. La scommessa di Mountain View sembra puntare tutto sulla facilità d’uso e sulla generazione automatica, due leve che negli ultimi mesi hanno spostato parecchi equilibri nel settore del design accessibile. Resterà il gusto personale a fare la differenza, ammesso che ci sia ancora spazio per esercitarlo tra un modello preconfezionato e l’altro.

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