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Qualcomm aumenta i prezzi dei chip: smartphone più cari

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Chi sperava che i prezzi degli smartphone si fossero stabilizzati farà bene a mettersi il cuore in pace, perché Qualcomm ha appena messo mano al listino e il rincaro dei suoi chip è scattato il 1° settembre. L’azienda di San Diego aveva già avvisato i clienti a luglio, parlando apertamente di un aumento a doppia cifra sui chipset. Adesso è realtà, e la conseguenza è abbastanza intuibile: chi compra un telefono Android o un iPhone finirà per pagare di più.

A spiegare il motivo ci ha pensato l’amministratore delegato Cristiano Amon, che non ha usato giri di parole. Qualcomm, ha detto, non può continuare ad assorbire i rincari che arrivano dai suoi fornitori. “Stiamo semplicemente trasferendo grandi aumenti di costo che stiamo subendo”, la sintesi del manager. Tradotto: il conto si sposta lungo la filiera, dai produttori di componenti ai marchi che assemblano i telefoni, fino allo scaffale.

Qualcomm: la corsa dell’AI ha prosciugato la memoria

C’è un fattore che pesa più di tutti sui prezzi degli smartphone ed è la memoria. Colossi come Samsung, Micron e SK Hynix lavorano con risorse produttive finite, e hanno scelto di ridurre la produzione di chip DRAM destinati ai telefoni per concentrarsi sulla memoria ad alta larghezza di banda, la cosiddetta HBM, quella che finisce nei data center dedicati all’intelligenza artificiale. Margini più alti, domanda fuori scala. Una decisione pesante nelle conseguenze, ma tutt’altro che sorprendente dal punto di vista industriale.

I numeri raccontano la storia meglio di qualsiasi analisi. Un modulo LPDDR5X da 12GB l’anno scorso costava all’ingrosso qualcosa come 35/45 euro. Nel secondo trimestre del 2026 lo stesso modulo viene scambiato attorno ai 135 euro. Un salto di quelli che nessun produttore può ignorare, e che alla fine ricade quasi sempre sulla stessa persona, cioè chi va a comprare il telefono nuovo.

Anche Apple continua a firmare assegni per i modem Snapdragon

Il capitolo Apple è interessante perché mostra quanto sia difficile tagliare del tutto il cordone ombelicale con Qualcomm. iPhone 17, iPhone 17 Pro e iPhone 17 Pro Max montano ancora il modem 5G Snapdragon X80, mentre iPhone Air e iPhone 17e usano il modem C1X sviluppato internamente a Cupertino. Per la generazione successiva si parla di doppia fornitura: iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max venduti fuori dagli Stati Uniti dovrebbero adottare il nuovo modem C2 di Apple, più veloce del C1X ma privo del supporto alle frequenze mmWave. Ed è proprio per questo che le versioni americane manterrebbero lo Snapdragon X80, che invece le mmWave le gestisce.

Va detto che la maggior parte degli utenti statunitensi non si aggancia praticamente mai alle mmWave, se non nelle grandi aree metropolitane come New York. Quei segnali viaggiano su distanze cortissime, quindi le velocità reali che le persone sperimentano ogni giorno arrivano quasi sempre dalle bande medie.

Il listino Qualcomm si alza su tutta la linea

Nonostante la doppia fornitura garantisca ancora entrate da Cupertino, Amon ha spiegato il mese scorso che i ricavi provenienti da Apple caleranno più rapidamente del previsto, con una flessione stimata del 50% tra il terzo e il quarto trimestre.

Nel frattempo il rincaro riguarda l’intera gamma mobile: i processori Snapdragon della serie 8 per i top di gamma, quelli delle serie 7 e 6 per la fascia media, la serie 4 per i modelli entry level e budget. Ma non finisce lì, perché Qualcomm progetta anche chip combinati Wi-Fi, Bluetooth e localizzazione, circuiti integrati per la gestione dell’energia e componenti per impronte digitali e sicurezza. Ogni voce che sale è un costo in più per i produttori di telefoni.

Un precedente utile per capire la direzione arriva dai listini di Apple. Con iPhone 15 Pro Max il prezzo di partenza era salito di circa 90 euro, e la stessa cosa era accaduta con iPhone 17 Pro, portato a circa 1.010 euro con l’eliminazione della versione da 128GB. Risultato: iPhone 17 Pro da 256GB costava quanto iPhone 16 Pro da 256GB.

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