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Google pagherebbe gli editori per l’AI: pilota con 100 testate

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Google avrebbe deciso di riconoscere un compenso agli editori i cui contenuti finiscono dentro le funzioni di ricerca basate sull’intelligenza artificiale. L’iniziativa prende la forma di un programma pilota che coinvolgerebbe circa cento realtà editoriali. Non si tratta di una folla, ma nemmeno di un club ristretto a pochi invitati.

Il progetto sarebbe partito da meno di un anno, quindi parliamo ancora di un esperimento e non di una politica ufficiale dell’azienda. Il momento scelto per avviarlo però non sembra affatto casuale. Il gruppo di Mountain View è finito sotto una pressione sempre più forte per l’impatto che le sue novità legate all’AI stanno avendo sul traffico web, quello che per anni ha tenuto in piedi buona parte dell’informazione online.

Come funziona il programma pilota di Google per gli editori

Il meccanismo, per quello che è dato sapere, ruota attorno a un criterio piuttosto preciso. Google paga i partecipanti in base a quanto i loro articoli hanno contribuito a tre servizi specifici. Si tratta di AI Overview, di AI Mode all’interno della Ricerca e del chatbot Gemini. In parole semplici, più il lavoro di una testata viene utilizzato per costruire le risposte automatiche, più cresce l’assegno a fine periodo.

Le cifre che circolano danno un’idea abbastanza chiara delle differenze tra un partecipante e l’altro. Un editore presente nel programma fin dall’inizio avrebbe incassato oltre un milione di dollari in dodici mesi, l’equivalente di più di 850mila euro. Un altro, entrato soltanto da qualche mese, si fermerebbe invece tra i 43mila e i 52mila euro circa.

Il divario è enorme e le spiegazioni possibili sono diverse. Conta di sicuro il peso del sito, così come il momento in cui ha aderito all’iniziativa. Poi ci sono le formule di calcolo vere e proprie, che fuori da Mountain View nessuno ha avuto modo di vedere. Capire quanto pesi ciascuno di questi fattori, al momento, è praticamente impossibile.

Le critiche degli editori e il pressing dei regolatori

Viene quasi spontaneo immaginare un’azienda che si sveglia una mattina con improvvisa voglia di generosità. La realtà però racconta una storia diversa. Le novità introdotte nella Ricerca grazie all’intelligenza artificiale hanno sollevato critiche pesanti e anche diverse cause legali da parte del mondo editoriale. Nel frattempo pure le autorità di mezzo mondo hanno cominciato a osservare la questione con parecchia diffidenza.

Il programma pilota si presta quindi a due letture. Da un lato potrebbe essere un tentativo sincero di ricucire un rapporto ormai incrinato con chi produce le notizie. Dall’altro potrebbe rappresentare un modo elegante per presentarsi davanti ai giudici e ai regolatori con qualcosa di concreto da mostrare.

I segnali che arrivano dalle istituzioni del resto sono piuttosto chiari. A giugno il Regno Unito ha stabilito che Google deve consentire agli editori di rifiutare l’inserimento dei propri contenuti nelle funzioni di ricerca basate sull’AI. L’Unione europea dal canto suo ha aperto un’indagine sugli effetti di questi strumenti sul traffico web e di recente ha ordinato al colosso americano di modificare alcuni aspetti del suo motore di ricerca.

Fonte: TecnoAndroid

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