In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Con l’arrivo di Look Up, la nuova app basata sull’intelligenza artificiale comparsa sul Play Store, Google inizia a scoprire le carte su come funzioneranno i Googlebook, i laptop Android il cui lancio ufficiale è fissato per il 15 settembre. Non si tratta di un annuncio in pompa magna, anzi. L’app è apparsa quasi in sordina, pensata fin dall’inizio per il mondo dei portatili e non per gli smartphone, e già solo osservandola si capisce parecchio della direzione che l’azienda ha imboccato per l’esperienza desktop.
Il meccanismo è di quelli che non hanno bisogno di spiegazioni lunghe. Basta evidenziare una porzione di testo sullo schermo e compare un pannello flottante con informazioni legate a quello che è stato selezionato. Nelle schermate diffuse si vedono un dizionario, un tracker per i voli, una panoramica generale dell’argomento e un traduttore. In fondo al riquadro c’è poi un campo dove digitare domande di approfondimento, con una conversazione gestita da Gemini.
Cosa fa davvero Look Up e da dove pesca le informazioni
Google ha chiarito che l’app attinge a informazioni pubblicamente disponibili dai propri servizi, quindi Search, Maps e Flights, per restituire la risposta nel formato che risulta più utile in quel momento. Se la selezione riguarda un volo, arriva la scheda del volo. Se riguarda una parola straniera, arriva la traduzione. Niente di esoterico, ma è proprio questo il punto: sono micro comodità, gesti da un secondo che nell’uso quotidiano pesano più di tante funzioni celebrate a gran voce.
Anche i dettagli apparentemente marginali raccontano qualcosa. L’icona è un paio di occhiali con il simbolo di Gemini, mentre il nome del pacchetto, com.google.android.desktop.contextualtools, contiene la parola desktop e toglie ogni dubbio su quale sia la destinazione naturale del progetto. Chi ha usato un Mac riconoscerà immediatamente il riferimento, perché la funzione Look Up di macOS fa una cosa simile con il clic destro su una parola. L’idea di base è la stessa, cambia il motore: al posto del dizionario di sistema c’è l’intelligenza artificiale di Google.
Un ecosistema desktop per Android che punta a macOS e Windows
La mossa si incastra in un disegno più ampio. Google sta costruendo un ambiente desktop per Android che ambisce a giocare la partita contro macOS e Windows, e lo fa partendo proprio da quelle piccole comodità quotidiane che spesso decidono se un sistema operativo risulta piacevole oppure macchinoso. Una scelta sensata, anche se apre una questione pratica non da poco: il rischio che il Play Store diventi un miscuglio disordinato di app per smartphone e app per notebook, categorie che per forza di cose devono seguire logiche di interfaccia e idee di design differenti.
C’è poi la curiosità del momento. Al debutto l’app risulta installabile anche sugli smartphone, ma è quasi certamente una disponibilità non intenzionale che verrà chiusa in tempi brevi. Chi vuole provarla può farlo, tenendo però presente che fuori dal contesto per cui è stata progettata l’esperienza perde gran parte del senso. Evidenziare del testo su un laptop è un gesto naturale, quotidiano, quasi automatico. Farlo con il dito sul telefono è tutta un’altra storia, molto meno immediata e molto meno frequente.








