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Google punta sullo spazio per l’alimentazione dell’AI
L’iniziativa poggia su solide basi ingegneristiche. In un documento tecnico i ricercatori di Google descrivono configurazioni orbitali compatte, con satelliti distanziati di poche centinaia di metri. I primi test hanno mostrato comunicazioni bidirezionali da 800 Gbps. Un risultato che avvicina l’obiettivo di una rete orbitale multi-terabit. Uno degli aspetti più delicati riguarda la resistenza dei chip alle radiazioni cosmiche. Per verificarla, Google ha sottoposto il proprio Trillium TPU v6e a un fascio di protoni da 67 MeV. I risultati indicano che il processore mantiene piena funzionalità fino a dosi di 15 krad(Si), senza danni strutturali. Un traguardo che apre la strada a componenti realmente adatti all’ambiente spaziale.
Il primo test operativo del sistema Suncatcher è previsto entro il 2027. In collaborazione con Planet Labs, azienda statunitense specializzata nell’osservazione satellitare. I due satelliti sperimentali che verranno lanciati avranno il compito di validare l’hardware e la trasmissione ottica diretta tra nodi orbitanti. La prospettiva di mantenere data center nello spazio non appare più un’ipotesi visionaria. Riguarda un possibile nuovo paradigma. In un’epoca in cui l’AI consuma quantità sempre maggiori di energia, il Sole potrebbe diventare il motore silenzioso della prossima infrastruttura digitale globale.









