Google Home Speaker arriva con un dettaglio che racconta molto del modo in cui Google sta ripensando i suoi dispositivi: il nuovo speaker con Gemini usa il 99 per cento di colla in meno rispetto al Nest Audio. Non è uno slogan buttato lì, ma un dato che emerge dai report ambientali pubblicati dall’azienda, dove tra le altre cose si possono vedere anche le foto degli interni e si capisce come viene assemblato.
Tessuto teso, niente adesivo
Il cuore di questo cambiamento sta nel rivestimento. Stando alla Recycled Materials Guide diffusa a marzo, Google Home Speaker ha un involucro in tessuto a maglia 3D che viene semplicemente teso sopra la scocca in plastica, senza alcun tipo di colla. Il risultato pratico è curioso: prendendo in mano il dispositivo si può addirittura allungare un po’ il filato, fatto di poliestere riciclato e spandex.
Il confronto con il passato aiuta a capire la portata della cosa. Sul Nest Mini il tessuto era incollato alla scocca con una quantità importante di adesivo. Rispetto al Nest Audio, invece, questo speaker usa circa il 63 per cento di materiale in meno e, appunto, il 99 per cento di adesivo in meno. Un approccio che apre la porta a quella che Google chiama manifattura recuperabile: se durante l’assemblaggio si trova un difetto nel tessuto 3D oppure nella scocca, l’altro componente resta comunque utilizzabile. Meno sprechi, meno costi.
C’è poi il discorso dei materiali riciclati. Nel complesso il dispositivo è composto da almeno il 37 per cento di materiali riciclati, calcolato sul peso del prodotto. Dentro ci finiscono metallo, terre rare e plastica, mentre la confezione punta su bambù, fibra modellata e carta da giornale riciclata.
Cosa c’è dentro
Le immagini del report mostrano il tessuto steso sopra il corpo in plastica, con tre fori che servono molto probabilmente ai microfoni far field. Si intravede anche il driver full range da 58 mm, il componente che si occupa della parte audio vera e propria.
Un’altra foto svela la scheda madre, e qui i numeri fanno capire che tipo di hardware abbiamo per le mani: processore quad core A55 a 2.0 GHz, una NPU dedicata, 1 GB di RAM LPDDR4 e 4 GB di archiviazione eMMC. Niente di esagerato, ma in linea con quello che serve a uno smart speaker pensato attorno a Gemini.
Da segnalare anche l’alimentatore incluso, un USB-C da 30W che è in pratica una versione miniaturizzata di quello da 45W già visto in casa Google. Rispetta lo standard DOE Level VI, ovvero il livello di efficienza più alto previsto per gli alimentatori secondo l’International Efficiency Marking Protocol for External Power Supplies nella versione 3.0.
Sul fronte della riparabilità resta però un neo. Sarebbe stato bello se il cavo USB-C non fosse stato attaccato in modo permanente al corpo dello speaker, perché un cavo fisso significa che, in caso di problemi, non si può semplicemente sostituire quello. Un piccolo passo indietro rispetto a tutto il lavoro fatto per rendere il dispositivo più sostenibile e meno dipendente dalla colla.