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Google Foto, arriva Redact per oscurare i dati sensibili

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Su Google Foto sta per arrivare uno degli strumenti più richiesti dagli utenti, quello che permette di oscurare i dati sensibili presenti in una fotografia prima di condividerla con qualcuno. La funzione è in lavorazione da fine luglio e ora, stando alle ultime evidenze emerse nel codice dell’app, sembra finalmente pronta a fare il salto verso il pubblico. Manca solo l’ultimo passaggio, quello dell’attivazione vera e propria.

Chi usa quotidianamente la galleria multimediale di Google sa bene che, su questo fronte, l’app inseguiva la concorrenza. Le gallerie di Samsung e OPPO, per esempio, offrono da tempo una funzione simile, mentre Google Foto costringeva a passare da app di terze parti o a improvvisare con l’evidenziatore. Una lacuna piccola ma fastidiosa, soprattutto per chi condivide spesso screenshot di conversazioni, documenti, ricevute o biglietti con codici a barre.

Come funziona lo strumento Redact

Il nome in codice è Redact e nella versione italiana dell’app potrebbe presentarsi con una traduzione del tipo “Oscuramento”. La collocazione è già decisa: finirà nella sezione “Segni e linee” dell’editor delle immagini, incastrato tra le voci “Evidenziatore” e “Testo”. La versione 7.89.0.966319819 dell’app, distribuita da qualche giorno, contiene passi avanti evidenti rispetto alle build precedenti, dove lo strumento risultava sì attivabile ma non faceva assolutamente nulla una volta selezionato.

Adesso invece funziona, e funziona bene. Chi ha avuto modo di provarlo forzando l’attivazione racconta di uno strumento sostanzialmente completo, pronto al rilascio, anche se al momento non è ancora accessibile agli utenti comuni e non ci sono indicazioni sulla data di distribuzione. Le tempistiche di Google su queste cose, del resto, sono sempre imprevedibili.

Tre le modalità di oscuramento disponibili. La prima è il mosaico classico, con piccoli blocchi di pixel che rendono illeggibile la porzione selezionata. La seconda è una versione più marcata dello stesso effetto, con blocchi di pixel più grandi. La terza è la sfocatura, che nella pratica somiglia a una specie di rumore statico sovrapposto all’immagine. In tutti e tre i casi l’utente può regolare lo spessore del tratto, ingrandendolo o riducendolo a seconda di quanto spazio serve coprire.

Niente automatismi, tutto manuale

Un dettaglio importante riguarda il funzionamento: Redact non individua automaticamente numeri di telefono, indirizzi, targhe o volti. Tocca all’utente scorrere il dito sopra la parte dell’immagine da nascondere, un po’ come si fa con un pennarello su un foglio di carta. Un approccio manuale, meno spettacolare di quanto ci si potrebbe aspettare da Google, ma probabilmente anche più affidabile perché evita il rischio che l’algoritmo si dimentichi qualcosa di importante.

Una volta coperta l’area, l’utente ha comunque margine di manovra. In basso, tra i pulsanti “Annulla” e “Conferma modifiche”, compare un menù dedicato che consente di tornare indietro sull’ultima operazione, ripeterla oppure ripristinare completamente l’immagine originale. Niente danni irreversibili, insomma, almeno finché non si conferma il salvataggio.

Come aggiornare l’app

Per chi volesse portarsi avanti e assicurarsi di avere l’ultima versione disponibile di Google Foto, la procedura è quella di sempre. Basta aprire il Google Play Store, raggiungere la pagina dedicata all’applicazione e verificare la presenza del pulsante “Aggiorna”. Se invece l’app non fosse presente sul dispositivo, comparirà semplicemente la voce “Installa”.

Va precisato che l’aggiornamento all’ultima build non garantisce di per sé l’accesso allo strumento, dato che la funzione risulta ancora nascosta lato server. Google, come da abitudine, attiverà Redact quando lo riterrà opportuno, magari in modo graduale su una fetta ristretta di utenti prima di estenderlo a tutti. Nel frattempo l’app continua a ricevere altri interventi, tra cui il nuovo selettore dell’account e l’anello con effetto gradiente, quest’ultimo già in distribuzione su larga scala.

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