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Chi utilizza Google Chrome nelle scorse settimane ha fatto una scoperta poco piacevole: il browser scaricava in silenzio un modello AI da 4 GB direttamente sul computer, senza chiedere nulla a nessuno. La faccenda ha sollevato parecchie domande, tanto che Google è corsa ai ripari aggiornando la propria documentazione per spiegare come funzionano questi download e, soprattutto, per dare agli utenti la possibilità di bloccarli.
Big G ha ritoccato senza troppo clamore le pagine di supporto di Chrome. L’obiettivo era chiarire meglio come il browser gestisce questi file sui dispositivi e offrire un modo per rimuovere alcuni modelli quando non servono.
Quando Chrome scaricava l’intelligenza artificiale sul PC
Nel maggio 2026 diversi utenti si erano accorti che qualcosa non tornava. Chrome scaricava in autonomia un modello AI di circa 4 GB, senza alcun avviso preventivo né una richiesta esplicita. Comprensibile che la cosa abbia fatto storcere il naso a più di qualcuno.
Il giorno seguente un responsabile di Chrome ha provato a mettere le cose in chiaro. La spiegazione andava dritta al punto: l’AI in locale rappresenta un tassello centrale nella strategia del browser, sia sul fronte dello sviluppo che su quello della sicurezza. Il modello, in pratica, elabora i dati direttamente sul dispositivo, senza doverli mandare chissà dove.
Cosa cambia con l’aggiornamento della documentazione
Tra il 29 luglio e il 1° agosto 2026 Google ha rimesso mano alla pagina di supporto dedicata all’AI in locale su Chrome. Sono comparse quattro nuove sezioni, ciascuna con un compito preciso: i requisiti di idoneità dei dispositivi, le condizioni per il download, la gestione con più utenti e più dispositivi e infine le regole pensate per gli ambienti aziendali.
Un punto importante riguarda l’hardware. Chrome non prova nemmeno ad avviare il download se il computer non ha le caratteristiche giuste per far girare il modello. Le macchine non compatibili vengono semplicemente lasciate stare.
Per i dispositivi idonei, invece, il browser controlla adesso diverse condizioni prima di partire. La connessione non deve essere sottoposta a limitazioni di rete, lo spazio di archiviazione deve avere almeno 20 GB liberi (compreso il modello da 4 GB) e la macchina deve poter contare su una potenza di elaborazione sufficiente. Insomma, niente download a tappeto su qualsiasi PC.
Come gestire i download
Sul controllo dei download Google ha voluto essere piuttosto netta. L’unico metodo supportato è un interruttore chiamato “AI sul dispositivo”, che si trova nelle impostazioni di Chrome. Nessuna scorciatoia alternativa.
C’è anche un consiglio esplicito da parte dell’azienda: meglio non mettersi a cercare ed eliminare i file del modello a mano. Non serve a granché, perché Chrome finirebbe per riscaricarli. Molto più efficace agire sull’interruttore: quando viene disattivato, il browser cancella i file e spegne tutte le funzioni che ne dipendono. Il controllo dell’idoneità e l’eventuale nuovo download riprendono soltanto se l’opzione viene riattivata dall’utente.










