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Chi usa la posta di Google si è ritrovato in casa un ospite silenzioso, perché Gemini legge le email di Gmail per alimentare il proprio addestramento, e lo fa senza aver chiesto un vero permesso esplicito. La buona notizia, se di notizia buona si può parlare, è che l’operazione si può bloccare: bastano pochi passaggi nelle impostazioni, anche se sono nascosti bene e sono più di uno. Ed è proprio questo il punto che infastidisce di più.
L’intelligenza delle intelligenze artificiali non nasce dal nulla. Per arrivare al livello attuale i modelli hanno dovuto masticare quantità di dati difficili anche solo da immaginare, e quei dati da qualche parte devono pur arrivare. Quando non vengono raccolti in giro per il web, arrivano dall’attività quotidiana degli utenti. Cioè dalle conversazioni, dai file, dagli allegati.
Perché la questione riguarda tutti, non solo i paranoici della privacy
Una casella di posta non contiene soltanto newsletter e conferme di ordini. Contiene scambi di lavoro riservati, referti medici, estratti conto bancari, documenti che nessuno avrebbe piacere di far leggere a chicchessia. Sapere che finiscono nel calderone dell’addestramento AI cambia parecchio la prospettiva. Google, va detto, ha l’abitudine poco elegante di attivare in automatico le proprie novità e di lasciare all’utente il compito di andarle a spegnere una per una. Il consenso, in pratica, viene dato per scontato.
La procedura parte dalla versione web di Gmail. Si clicca sulla rotellina dentata in alto a destra, poi su Visualizza tutte le impostazioni. Da lì si scorre fino alla sezione Funzionalità intelligenti e si disattiva la voce Attiva le funzionalità intelligenti in Gmail, Chat e Meet. Comparirà una finestra di conferma dove selezionare Disattiva e aggiorna.
Il passaggio che quasi nessuno trova
Qui arriva la parte insidiosa. Verrebbe da pensare che il gioco sia fatto, invece no. Esiste una seconda sezione, chiamata Funzionalità intelligenti di Google Workspace, che resta attiva anche dopo il primo intervento. Sempre dalle impostazioni complete, occorre scorrere fino a quella voce e cliccare sul pulsante Gestisci le impostazioni delle funzionalità intelligenti di Google Workspace. Anche in questo caso comparirà una finestra dove scegliere Disattiva e aggiorna, e a quel punto vanno spente entrambe le opzioni che appaiono sullo schermo.
C’è poi il capitolo sincronizzazione, che ogni tanto fa i capricci. Capita infatti che le impostazioni del sito non vengano riportate sull’app mobile. Conviene quindi aprire l’applicazione Gmail sullo smartphone, toccare il menu in alto a sinistra, scorrere fino in fondo e aprire Impostazioni. Da lì si seleziona l’account Gmail interessato e si disattiva la voce Funzionalità intelligenti. Un controllo che richiede meno di un minuto ed evita di aver fatto tutto il lavoro a metà.
Ripulire anche la cronologia dell’assistente
Ultimo tassello, valido pure per chi giura di non aver mai aperto l’assistente in vita sua: conviene disattivare il monitoraggio dell’attività di Gemini. Si va sul sito di Gemini, in basso a sinistra si clicca su Attività, poi sul menu a tendina Elimina scegliendo Tutto il periodo. Nella stessa schermata è possibile anche fermare la conservazione futura dei dati, seguendo il percorso Attività e poi Disattiva.
Quattro interventi separati, sparsi tra web, app e un sito diverso, per ottenere una cosa sola: che la posta elettronica resti posta elettronica e non materiale da allenamento. La privacy in questo caso non è una casella preimpostata, è qualcosa che va rincorsa a mano, cliccando in punti che nessuno segnala e che non compaiono in nessuna schermata di benvenuto. Chi non lo fa, semplicemente, continua a fornire dati senza saperlo.








